Il prossimo 10 ottobre Ernesto Maria Ruffini, fondatore di “Più uno” ed ex direttore dell’Agenzia delle Entrate, a lungo indicato come il possibile federatore della sinistra, presenterà il programma del suo movimento con l’obiettivo di «allargare il consenso nel centrosinistra». «L’Italia», spiega Ruffini, «non ha bisogno di più tasse, ma di crescere e utilizzare meglio le risorse che già esistono». Idee e concetti (meno tasse e più crescita) dei quali il centrodestra ha fatto tesoro da tempo, trovano la corrispondenza pratica nell’azione del governo con la riduzione delle imposte e gli interventi sulla benzina, tanto per stare alla stretta attualità. Ma se il fisco è un nervo scoperto per il centro della sinistra, copiando la destra, a sinistra della sinistra tornano a parlare di patrimoniale, convinti che l’unica via sia mettere le mani nelle tasche degli italiani, con nuove tasse. «Il governo Meloni continua a scegliere di non chiedere un contributo a chi ha di più», afferma Angelo Bonelli, deputato di Avs e co-portavoce di Europa Verde, «e di lasciare che il peso fiscale continui a gravare soprattutto su lavoratori e ceto medio. Per questo è necessaria una patrimoniale progressiva sopra i 5 milioni di euro che riguarda solo 50mila contribuenti su 60 milioni, per abbassare le tasse al 99%. È una scelta di giustizia fiscale e sociale».
Dove sia la giustizia fiscale e sociale nell’introdurre nuove imposte, invece di puntare ad allargare la platea dei contribuenti o a tagliare gli sprechi, è difficile da comprendere. Anche perché, come spiegano economisti e fiscalisti, tassare eccessivamente la ricchezza accumulata spinge i grandi contribuenti e i capitali a trasferirsi in Paesi con regimi fiscali più vantaggiosi, riducendo alla fine il gettito effettivo riscosso. Quindi oltre al danno la beffa. Il bello, o il brutto, di questa storia è che Bonelli sa benissimo che la patrimoniale non finirà mai dentro al programma del centrosinistra (cosa che lui vorrebbe) tanto da aver tentato d’ingannare pure i suoi alleati, a partire dal Pd. Nel maggio scorso il leader dei Verdi andava sostenendo che se «non piace il nome patrimoniale, perché crea un problema, troviamo un altro nome, contributo di solidarietà con uno scopo ben preciso che abbia una durata di 3-4 anni». Come in matematica, cambiando l’ordine dei fattori il risultato non cambia: sempre di patrimoniale, quindi nuove tasse, si tratta.
Ma dietro a questo sacro furore bonelliano per i grandi patrimoni non c’è solo l’idea dell’equità fiscale, visto che la mossa del leader di Europa Verde punta a coprire le proposte del Movimento 5 Stelle. Nel programma messo a punto dai pentastellati nella due giorni milanese di Nova c’è un capitolo dedicato al fisco dove spiccano tre novità. La prima è la tassa Zucman, una patrimoniale (proposta per la Francia dall’economista Gabriel Zucman) che assicurerà un gettito di 15 miliardi (cifra del tutto ipotetica e difficilmente ottenibile), prelevando il 2 per cento della ricchezza di chi possiede più di 100 milioni l’anno.
Ovvero, 71 miliardari e 2000 milionari italiani. «All’interno di un coordinamento europeo però, quantomeno dei paesi principali come Francia, Germania, Spagna», precisa Pasquale Tridico, ex presidente dell’Inps ed europarlamentare, «altrimenti scatterebbe lo spostamento dei patrimoni». Quindi difficile da attuare. La seconda è il varo di una tassazione progressiva sugli asset finanziari, che oggi sono tassati con un’aliquota fissa del 26% indipendentemente dall’importo. La terza è una exit tax sui grandi patrimoni che trasferiscono la residenza fiscale all’estero. Dunque Bonelli, rilanciando l’idea della patrimoniale, da inserire nel programma del centrosinistra, prova a coprire l’azione dei grillini, prendendosi la scena, mettendo però in difficoltà il Pd e la segretaria Elly Schlein. Lunga vita al campo largo...