A una cinquantina di chilometri di distanza, quelli che ci sono tra Montepulciano e Orvieto, andranno in scena, in questo weekend, le due anime del Pd, eredità delle due visioni che da sempre segnano la sinistra italiana. Nel Pci erano i miglioristi contro gli ingraiani. Ai tempi dell’Ulivo, gli ulivisti contro la sinistra Ds. Stesso campo, ma visioni diverse e su molti temi decisivi. Una tenzone a distanza che però è particolarmente interessante specie in una fase in cui il Pd si appresta a scrivere il programma della coalizione. A cominciare è stata l’area che riunisce quelli che, al congresso, hanno sostenuto Elly Schlein: Dario Franceschini, Andrea Orlando, Roberto Speranza. Preambolo è stata un’intervista in cui l’ex ministro della Cultura ha ribadito il suo sostegno a Schlein come candidata premier, ha appoggiato l’idea della «gara a due» alle primarie, lei contro Giuseppe Conte, ma ha invitato a farle «agli inizi di febbraio».
In cambio il Correntone dem, archiviate perplessità e opzioni alternative (federatori o partigiani), propone la formazione di «comitati per l’alternativa» da far sorgere in tutto il Paese, per «mettere in relazione forze politiche, sociali e civiche» e coinvolgere le «forze sociali e civiche» che si sono attivate nel referendum «a difesa della Costituzione». Una specie, insomma, di comitati per l’Ulivo, dove mescolare sostenitori anche di partiti diversi (se la gara è a due, è ovvio che il fronte pro-Schlein deve andare oltre il Pd), ma sperando di attirare anche chi non è di nessun partito. E bisogna «accelerare». Specie sul programma: «Non basta unirsi contro la destra e fare appello alla difesa astratta dei principi democratici», occorre offrire, soprattutto alle nuove generazioni, «risposte concrete alle paure, ai bisogni e alle aspirazioni dei cittadini». Come ha detto la segretaria del Pd di Montepulciano, è complicato chiedere alla gente di credere nel nostro progetto, «se prima non abbiamo chiarito noi qual è». Si parlerà di guerra, Europa, lavoro, economia. Le posizioni sono anticipate nel documento: sostegno a Kiev, ma declinato nell’individuazione di un inviato Ue (non si parla di armi). Difesa europea sì, ma non riarmo nazionale. Investimenti pubblici fuori dalle regole di bilancio, politica economica, del lavoro e del welfare incentrata su un forte intervento dello Stato e critiche alle passate stagioni del centrosinistra.
Al polo opposto c’è Libertà Eguale, associazione che riunisce riformisti non solo del Pd e che, da domani, si riunisce a Orvieto. Le differenze con Montepulciano saranno evidenti fin dalla mattina di sabato, quando è in programma un panel dal titolo: “La scelta che è tutto il programma: subito l’Ucraina nell’Unione europea”. Primo a parlare, Paolo Gentiloni. Subito si metterà in chiaro che il sostegno militare a Kiev non è negoziabile. Anche sulle primarie, Orvieto suonerà un’altra musica: no alla gara a due, se si vuole allargare il consenso (e sarebbe utile per vincere le elezioni) servono a doppio turno e con più candidati. Anche sulle riforme costituzionali, al centro del dibattito nel pomeriggio con Stefano Ceccanti, si parlerà della necessità di modificare la Costituzione. In modo condiviso, ma profondo. Altro che difesa tout court. E anche in campo economico, le ricette che saranno indicate a Orvieto saranno all’insegna del riformismo economico e di una visione liberale della società.




