MARCO PATRICELLI
L’avvocato del popolo fa il difensore delle democrazie popolari: sì, proprio quelle che in nome del popolo la democrazia la vietavano. Giuseppe Conte, se non col cuore ma almeno la pochette a sinistra, nonostante il verdetto del tribunale della storia, precisa in premessa di essere «non comunista» ma «cattolico democratico» e assolve il comunismo perché «voleva emancipare l’essere umano». Ipse dixit alla presentazione della rivista Rinascita a Rieti, in clima preelettorale fresco fresco dell’imbarcata nel Campo largo dei miracoli persino di Rifondazione comunista.
Il presidente del Movimento 5 stelle, insomma, riconosce lo spirito primigenio dell’emancipazione, del riscatto dei deboli e della «costruzione di una società più giusta».
Una messa cantata con liturgia tratta dal libro del sincretismo tra croce e falce & martello. Magari poi si sfoglia il grande libro della storia e le cose non stanno proprio così, e forse qualche ragione ce l’ha Carlo Fidanza (FdI) nello stigmatizzare la sortita ruffiana dell’avvocato di Volturara Appula che archivia nel soffio di una sparata politica le decine e decine di milioni di morti provocati da un’ideologia liberticida e sanguinaria.
Il dissidente polacco Adam Michnik aveva ben altra considerazione dell’emancipazione portata in Polonia dai sovietici: «Liquidavano le libertà civili e confiscavano le proprietà, facevano dell’uomo non solo un vassallo, ma lo facevano divenire di loro proprietà. Contrariamente ai nazisti essi hanno imposto ai polacchi le loro proprie forme di organizzazione (...). Essi lasciavano una via d’uscita alle loro vittime: teoricamente ciascuno poteva convertirsi alla religione del Nuovo sistema». Mezza Europa per quasi mezzo secolo è stata sotto l’emancipazione portata e imposta dal credo comunista, quello che con Lenin inventò i gulag che ispirarono Hitler per i lager, e trasformò i contadini da poco emancipati da servi della gleba in schiavi della collettivizzazione forzata. E per chi non si piegava non c’erano neanche scrupoli, con Stalin, a pianificare la carestia che decimò gli ucraini che ancora oggi devono ricordare come un dramma nazionale quella mostruosità chiamata Holodomor. L’emancipazione del comunismo stava nell’imporre ai baltici, alla Polonia, all’Ungheria, alla Romania, alla Bulgaria, alla Cecoslovacchia la privazione di ogni libertà e democrazia, col diritto di intervenire e schiacciare nel sangue ogni anelito a sottrarsi alla dittatura del proletariato che poi era la dittatura della nomenklatura, come a Budapest 1956 e Praga 1968. Per tacere dei milioni di morti del genocidio fatto in casa nella Cambogia del paranoico Pol Pot, e del fallimento totale del comunismo a qualunque latitudine e in qualunque epoca. Ma Conte, col mito della Cina che nella bandiera rossa ha 5 stelle come il partito che presiede, pensa che svaporata la Via della seta sia possibile ipotizzare una nuova via di velluto per sdoganare il comunismo. Che d’altronde sulle favole e sulle menzogne ha cercato di prosperare, riuscendo persino a spacciarsi per pacifista, universalista, terzomondista, egualitario e pure progressista.
Quando venne costruito il muro di Berlino, di cui il mondo libero e persino quello oppresso dai regimi rossi si liberò il 9 novembre 1989 e domani celebrano quell’anniversario, le autorità riuscirono nel capolavoro di sostenere che era per impedire ai cattivi occidentali di entrare nel paradiso socialista della Repubblica democratica (!) tedesca. Peccato che la direzione degli ostacoli, i Vopos che sparavano contro quelli che da quel paradiso posticcio volevano fuggire e le mine che dovevano impedirlo, raccontavano un’altra storia. Che non era di emancipazione, di giustizia e di dignità, come le succursali occidentali del Pcus si affannavano a spacciare.
Il colpo di timone alla storia, ma contro la storia, da parte di Conte, è per dimostrare a sé stesso e al Campo largo dove ha posizionato la barra del movimento diventato partito: per navigare nella politica dove le scatolette di tonno non si aprono più ma i pesci si prendono all’amo. Quelli che abboccano.




