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SPESA FARMACEUTICA

Utilizzando i farmaci equivalenti
stessa efficacia ma più risparmio

15 Febbraio 2016

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Da molti anni il mondo scientifico si occupa intensamente di aspetti quali appropriatezza, aderenza, equivalenza terapeutica ed umanizzazione delle cure: argomenti oggetto di atti normativi e di indirizzo, dal ‘Patto per la Salute’, siglato dal Governo con le Regioni, al codice deontologico dei medici, che introduce come parametro imprescindibile, oltre ‘scienza e coscienza’ anche l’appropriatezza. Ecco una  sintesi dello studio ‘Appropriatezza, continuità ospedale territorio, equivalenza terapeutica, aderenza alla terapia e umanizzazione delle cure sono tutte facce della stessa medaglia’ presentato al Senato dal professor Francesco Saverio Mennini, Research Director del CEIS – Centre for Economic Evaluation and HTA (EEHTA), Università di Roma ‘Tor Vergata’.

Appropriatezza… del farmaco. Il generico rappresenta un importante ausilio nel perseguire la sostenibilità e sicuramente la politica del farmaco equivalente, dal 1996 ad oggi ha già consentito di limare in modo sensibile la spesa farmaceutica. La questione attualmente è squisitamente culturale, ovvero rappresentare il farmaco equivalente per quello che realmente costituisce: non esclusivamente un’opportunità di saving ma un’opportunità di saving che assicura tutte le prerogative e peculiarità terapeutiche dell’originator. Il cammino è ancora lungo, ma l’attuale offerta di equivalenti ‘di qualità’ in molteplici aree terapeutiche rende ormai imprescindibile ‘sdoganare’ il generico rispetto a luoghi comuni che non ne hanno consentito la giusta percezione da parte di prescrittore e paziente.  Negli ultimi anni si è, altresì, verificato un vuoto nell’informazione medico scientifica ed oggi, paradossalmente, le nuove generazioni di medici, che dovrebbero essere quelle che meglio interpretano l’appropriatezza nella prescrizione, hanno informazioni dettagliate sui farmaci nuovi o innovativi, ma sono al ‘buio’ per quanto riguarda la conoscenza dei ‘farmaci maturi’, che in alcune classi, quali per esempio antibiotici, inibitori della CoA reduttasi, benzodiazepine e FANS invece, rappresentano una vera risorsa spesso sottovalutata, funzionale a liberare risorse da destinare alle nuove terapie innovative.

Il vero upgrade, una volta consolidata in maniera inequivocabile la piena efficacia dell’equivalente nei confronti dell’originator, è l’individuazione di nuovi e migliori percorsi terapeutici, da implementare usufruendo anche dell’offerta globale di ‘prodotti maturi’ ormai presenti sul mercato. Per generare un reale saving, la continuità terapeutica e l’aderenza alla terapia sono obiettivi strategici, da perseguire nell’ambito di tutta la ‘filiera’, garantendo un’informazione completa anche sulle proprietà farmacologiche di prodotti maturi. Oggi la sfida è produrre modelli organizzativi che tendano a favorire schemi di collaborazione diretta tra medici ospedalieri e medici di medicina generale, che tendenzialmente risulteranno più efficaci rispetto a precedenti proposte operative che non hanno esaltato tale interazione e non hanno ottenuto benefici gestionali ed economici che solo una costante collaborazione tra specialista e medico di medicina generale (MMG) può garantire. Tale circolo virtuoso, ovviamente, non può prescindere anche dalla partecipazione attiva del farmacista che sempre più, in funzione delle dinamiche di controllo della spesa e quale punto di riferimento dell’assistito, deve fungere da vero collettore di ogni strategia regionale. La compliance è, infatti, definita come l’aderenza di un paziente alle prescrizioni mediche, farmacologiche o di follow up, come alle indicazioni dietologiche, ai suggerimenti per un cambiamento nello stile di vita. Il problema della compliance terapeutica non è solo una questione clinica ma anche un problema economico, di crescente rilievo in molti Paesi. L’obiettivo primario dell’analisi consiste nella valutazione della concordanza tra prescrizioni di Inibitori della pompa protonica (PPI) erogate alla dimissione da strutture ospedaliere e prescrizioni dei medici di medicina generale, seguito poi da una valorizzazione dei costi a carico del cittadino.

L’analisi della concordanza tra le prescrizioni del medico ospedaliero e del MMG è stata condotta selezionando due realtà ospedaliere che rappresentano il case study ideale: ospedale G B Grassi e ospedale Sant’Eugenio. Dalle analisi effettuate si evincono dei risultati molto interessanti che sono in linea con gli obiettivi principali del progetto.  Nello specifico si può notare un volume totale, nei due anni presi in considerazione per l’analisi, di 24.129 nel 2013 e 24.014 nel 2014, evidenziando una riduzione da un anno all’altro, che potrebbe essere una conseguenza di una migliore appropriatezza prescrittiva accompagnata da un miglioramento della gestione integrata Ospedale Territorio. Sempre quale dato generale si possono notare le erogazioni di PPI per struttura di dimissione che evidenziano una riduzione del numero degli utilizzatori. Dall’analisi del flusso informativo della farmaceutica siamo stati in grado di comprendere come si suddividono le erogazioni dei PPI negli utilizzatori, stratificandoli sulla base delle linee di indirizzo per la prescrizione dei PPI della regione Lazio.  Emerge un maggior volume per le prescrizioni in nota 48, che prevede una durata del trattamento prolungata, a differenza della nota 1 che prevede una somministrazione di PPI volta alla prevenzione del tratto gastrointestinale superiore nei pazienti in trattamento con FANS o ASA. Siamo poi andati a quantificare la spesa sostenuta per i PPI nel 2013 e 2014 dal punto di vista del cittadino. Considerando le note AIFa, la spesa privata degli utilizzatori di PPI salirebbe a € 45.217,05 nel 2013 (+21,8%) e a € 38.233,13 nel 2014 (+2,9%). La spesa media per utilizzatore si attesterebbe a € 38,55 nel 2013 e a € 31,26 nel 2014. Dai risultati delle analisi effettuate emerge ancora una parcellizzazione, all’interno delle strutture ospedaliere e dei territori oggetto dello studio, dell’utilizzo del modello integrato (alta concordanza in alcuni reparti; bassa concordanza in altri).

Massimizzare tale concordanza espandendo la continuità ospedale territorio e quindi aumentando l'appropriatezza permetterebbe al sistema sanitario regionale, pur preservando l'efficacia e l'accesso alle terapie correttamene indicate, di risparmiare e liberare risorse da rinvestire sempre in ambito sanitario. E’, inoltre, evidente che la massimizzazione dell'utilizzo dell'equivalente, all'interno dell'appropriatezza, garantirebbe risparmio per i cittadini che spendono in media al giorno 335 mila euro solo in regione Lazio e in media 2,5 milioni di euro in Italia per scegliere il farmaco di marca al posto del generico sui medicinali di fascia A rimborsati dal sistema sanitario nazionale. (Cfr. IMS-Assogenerici). Tutto questo in un'Italia in cui le famiglie Italiane rinunciano alle spese per le visite mediche (- 25,3%, 110 euro risparmiati) a causa della crisi degli ultimi anni (cfr. Studio Confindustria, 2015) e dove, nel corso degli anni di crisi, oltre sette famiglie su dieci (71%) hanno modificato quantità e qualità dei prodotti acquistati, arrivando quasi a eliminare le spese per visite mediche, analisi cliniche e radiografie (ISTAT 2013).

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