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WE ART MERCK

Un raduno degli esperti a Padova
sulla Procreazione assistita (Pma)

Per celebrare i 350 anni di attività, Merck ha proposto un confronto con gli specialisti di Pma, i clinici e i biologi per illustrare lo stato dell’arte e comprendere le vie che portano al futuro, tra progresso e innovazione

18 Ottobre 2018

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Un raduno degli esperti a Padovasulla Procreazione assistita (Pma)

Non sono molte le realtà aziendali che possono vantare ben 3 secoli e mezzo di attività. Tra queste c’è Merck, che celebra l’occasione con una serie di iniziative speciali che punteggiano il calendario di questo anno memorabile. La più recente è stata We art Merck, un evento tenutosi a Padova che ha visto riuniti i maggiori esperti della procreazione medicalmente assistita (Pma) cui l’azienda ha proposto un momento di confronto che poggia le basi su una storia di eccellenze italiane e guarda al futuro, con l’obiettivo di illustrare alle nuove generazioni di clinici e biologi uno stato dell’arte della Pma, nell’ottica di un continuo progresso scientifico. Tra le tematiche al centro dell’evento, l’endometriosi, l’infertilità di coppia e la personalizzazione della terapia.

L’endometriosi oggi. “Oggi è possibile convivere con l’endometriosi - afferma Edgardo Somigliana, docente all’università degli Studi di Milano e responsabile del Centro di Pma all’ospedale Maggiore policlinico di Milano - tenendo sotto controllo i sintomi e mantenendo una buona qualità di vita. Il primo importante passo è che le pazienti accettino la malattia e che comprendano che può essere ben curata anche se una cura immediata e definitiva non esiste. Negli ultimi anni l’approccio terapeutico alla malattia è totalmente cambiato rispetto al passato in cui prevaleva quello chirurgico: ove possibile, attraverso una terapia farmacologica (pillola o progestinici) si cerca ora di creare un ambiente ormonale stabile che di fatto consente di avere ottimi risultati nella maggior parte delle pazienti. Il dolore che spesso affligge le donne affette si manifesta, infatti, per lo più come conseguenza delle fisiologiche fluttuazioni ormonali. Abolendole, si va ad interrompere il circolo vizioso che causa il dolore. Se poi la paziente desidera un bambino, può sospendere le cure e cercare di concepire naturalmente; una gravidanza generalmente impatta positivamente anche sull’endometriosi poiché produce gli stessi benefici di stabilizzazione che si ottengono con la pillola o i progestinici mantenendo, quindi, costanti le fluttuazioni ormonali tipiche della malattia. Dopo la gravidanza, come dopo la sospensione di qualunque terapia ormonale, le fluttuazioni ormonali ricominciano e la sintomatologia si ripresenta – conclude Somigliana -  per cui è buona norma non dimenticarsi della malattia e riprendere la terapia ormonale assunta in precedenza”.

E chi cerca un bambino? L’endometriosi è causa di infertilità nel 15-20 per cento dei casi e circa la metà delle pazienti con endometriosi è infertile. “Un grande aiuto per queste donne può arrivare dalle tecniche di Pma - afferma Filippo Ubaldi, direttore del Centro di Pma Genera, vicepresidente della Società italiana di fertilità e sterilità (Sifes) – e il percorso terapeutico dipende da diversi fattori quali l’età della donna, la riserva ovarica, da quanto tempo cerca la gravidanza e se ha o meno dolore. In presenza di dolore, infatti, l’eventuale sintomo infertilità deve passare in secondo piano e il medico deve prima pensare a curare il sintomo dolore. Di fondamentale importanza è l’età: in una donna di 39-40 anni con endometriosi che cerca un figlio da più di un anno, sottoporre la paziente a fecondazione in-vitro può rappresentare un valido approccio terapeutico. Viceversa, in una donna con più tempo riproduttivo a disposizione, per esempio a 30 anni, con una buona riserva ovarica e senza altri fattori d’infertilità di coppia che cerca un figlio da più di un anno, si dovrebbe cercare di curare l’endometriosi medicalmente e/o chirurgicamente per poi lasciarla provare a concepire spontaneamente per almeno 6-12 mesi.  Nel caso, invece, di quelle donne più giovani, con età inferiore a 35-36 anni, che devono sottoporsi alla rimozione chirurgica di voluminose cistiendometriosiche (endometriomi) soprattutto se bilateralmente – conclude Ubaldi – è molto consigliata la crioconservazione degli ovociti perché un intervento chirurgico bilaterale alle ovaie comporta un rischio di menopausa precoce pari al 2,6 per cento e in ogni caso determina una riduzione significativa della riserva ovarica”.

L’impegno dell’azienda. Negli ultimi anni l’esperienza clinica e le evidenze scientifiche raccolte hanno permesso di capire che ogni paziente è differente dall’altro e che un trattamento standard non può essere la chiave per ottenere una risposta ottimale. È necessario, quindi, studiare e conoscere in dettaglio la fisiologia dell’apparato riproduttivo maschile e femminile e di conseguenza applicare approcci terapeutici personalizzati, studiati per rispondere efficacemente alle caratteristiche dei singoli. “Merck è impegnata nella lotta all’infertilità da più di 60 anni, una storia - ha dichiarato Antonio Messina, a capo del business biofarmaceutico di Merck in Italia - che si caratterizza non solo per l’attenzione ai bisogni dei pazienti ma, anche, per la volontà di essere pionieri nell’innovazione e guidare il progresso scientifico in questo settore, grazie alla collaborazione con gli specialisti e a un continuo impulso alla ricerca, interna e esterna”. Un esempio concreto della volontà di Merck di favorire il progresso scientifico in quest’area è rappresentato dal Grant for Fertility Innovation, il premio Merck sulla ricerca traslazionale nel campo della fertilità che in 8 anni ha finanziato 51 progetti, di cui 10 italiani, per un investimento totale di 12 milioni di euro. (MATILDE SCUDERI)

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