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PAROLA ALL’ESPERTO

Emicrania, una malattia sociale
che affligge 10 milioni di italiani

Dal Congresso della Società italiana di neurologia (Sin) l’intervista al professor Piero Barbanti (nella foto), sul futuro della gestione di una patologia che deteriora la qualità della vita e che colpisce soprattutto le donne

27 Ottobre 2018

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Professor Piero Barbanti

Professor Piero Barbanti

L’emicrania non è un semplice mal di testa, ma una malattia neurologica vera e propria che affligge oltre 10 milioni di italiani, soprattutto le donne, anche giovani, e a livello mondiale rappresenta la terza patologia più frequente e la seconda più disabilitante, in grado di compromettere in maniera grave e duratura la qualità della vita di chi ne soffre esercitando un impatto importante sulle attività quotidiane. “È una malattia neurologica, che colpisce soprattutto le donne (in un rapporto di 3:1), caratterizzata da attacchi ricorrenti di cefalea di intensità da moderata a severa associata a ipersensibilità a luce, suoni e odori e spesso a nausea, vomito. Nonostante l’elevata prevalenza resta una malattia sotto-riconosciuta e sotto-trattata – spiega il professor Piero Barbanti, responsabile dell’Unità per la Cura e la Ricerca su Cefalee e Dolore dell'IRCCS San Raffaele Pisana di Roma – Inoltre ha anche un notevole impatto socio-economico; di questo si parlerà il prossimo 31 ottobre in occasione del convegno ‘Emicrania: una malattia di genere’ organizzato dall’Istituto Superiore di Sanità”.

Perché una maggiore prevalenza tra le donne?

L’emicrania è fortemente correlata agli ormoni sessuali femminili e alle loro variazioni cicliche e raggiunge il massimo della sua prevalenza tra i 25 e i 45 anni, quindi nel periodo di maggiore produttività lavorativa e sociale. Migliora nel corso del II e III trimestre di gravidanza per poi riaffiorare in tutta la sua gravità dopo il puerperio e l’allattamento. Non è, invece, detto che scompaia con la menopausa dal momento che in 1/3 delle donne persiste in forma immodificata. Può essere quindi considerata a tutti gli effetti una malattia di genere che penalizza profondamente le donne.

Quali sono i principali effetti dell’emicrania sulla qualità della vita delle persone che ne soffrono?

L’emicrania ha un impatto severo sulla qualità di vita di chi ne soffre: l’intensità degli attacchi e dei sintomi ad essi correlati provoca una importante sofferenza fisica e una vera propria disabilità che limita lo svolgimento delle normali attività quotidiane domestiche, scolastiche, lavorative e di svago, soprattutto, come detto, per le donne.

Quali sono i trattamenti disponibili oggi per l’emicrania?

I trattamenti ad oggi disponibili per l’emicrania si possono suddividere in due classi principali: quelli mirati a spegnere l’attacco di emicrania (terapia acuta) e quelli che cercano di prevenirlo (terapia di profilassi). Le terapie in acuto hanno il solo scopo di alleviare l’intensità della crisi cefalalgica, tramite farmaci sintomatici, quando questa insorge, piuttosto che prevenirla. Per la terapia di profilassi vengono invece utilizzati trattamenti mutuati da altre indicazioni terapeutiche. Si tratta di antiepilettici, antidepressivi, betabloccanti e calcio-antagonisti, nati per trattare altre patologie e rivelatisi in un secondo momento efficaci anche per l’emicrania, ma con effetti collaterali importanti e la conseguente interruzione del trattamento dopo 4 mesi in circa il 50 per cento dei pazienti. Negli ultimi anni sono stati studiati dei trattamenti specifici e selettivi per la profilassi dell’emicrania: si tratta di una nuova categoria di farmaci, gli ‘anticorpi monoclonali antiCGRP/CGRP-R’ (peptide correlato al gene della calcitonina).

A proposito di questa nuova categoria di farmaci, è recente l’approvazione a livello europeo di un nuovo farmaco per l’emicrania. Come funziona?

Erenumab è la prima molecola selettiva e specifica per la prevenzione dell’emicrania mai sintetizzata, dotata di un meccanismo d’azione rivoluzionario che fa ben sperare per il contenimento di una patologia così disabilitante. Si tratta di un anticorpo monoclonale mirato ad intervenire sul recettore di una sostanza specifica, il CGRP, responsabile dei meccanismi neurovascolari alla base dell’emicranica e che sarà presto disponibile in Italia. Si aprono quindi nuove prospettive per tutti quei pazienti che da anni convivono con il dolore e la disabilità, passando ripetutamente da un’opzione terapeutica all’altra, a causa della mancanza di efficacia o dell’insorgenza di effetti indesiderati intollerabili.

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