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INFLUENZA

Nonsolouova: Il vaccino 2.0
si produce in colture cellulari

Presentato da Seqirus alla Canadian immunization conference (Cic) uno studio condotto su dati real life che dimostrerebbe una maggiore efficacia di questo nuovo tipo di vaccini contro alcuni ceppi di virus influenzale

14 Gennaio 2019

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Nonsolouova: Il vaccino 2.0si produce in colture cellulari

Non si arresta l’ondata influenzale: Il rapporto Influnet aggiornato al 03 Gennaio scorso ha stimato che – solo in Italia - dall’inizio della sorveglianza continua a crescere il numero di casi di sindrome influenzale, per un totale di 1 milione e 501 mila soggetti colpiti. In testa ci sono i più piccoli, specie i bambini al di sotto dei cinque anni, in cui si osserva un’incidenza pari a 11,2 casi per mille assistiti. L’unica arma efficace per prevenire l’influenza – patologia che non va assolutamente sottovalutata, soprattutto quando colpisce individui fragili – è il vaccino, e per questo motivo la ricerca lavora alacremente per stare al passo con i mutamenti dei virus e per garantire una protezione contro più ceppi virali possibile.

Seqirusha annunciato che la Commissione europea ha autorizzato la commercializzazione del suo nuovo vaccino antinfluenzale stagionale prodotto in colture cellulari: approvato per l’utilizzo a partire dai nove anni di età, sarà il primo vaccino antinfluenzale quadrivalente prodotto su colture cellulari disponibile in Europa. Una tecnologia che rappresenta uno dei cambiamenti più significativi introdotti nella produzione dei vaccini antinfluenzali dagli anni ’40 a oggi. Nel dicembre 2018 Seqirus ha presentato uno studio alla Canadian immunization conference (Cic) relativo ad un’analisi effettuata su oltre 1,3 milioni di cartelle cliniche, che ha evidenziato come negli Stati Uniti, durante la stagione influenzale 2017-18, questo tipo di vaccino sia stato più efficace del 36,2 per cento rispetto ai vaccini quadrivalenti standard coltivati su uova nella prevenzione delle sindromi influenzali nelle persone a partire dai 4 anni. La ricerca ha infatti dimostrato che alcuni virus, quando vengono coltivati ​​su uova – metodo standard nello sviluppo dei vaccini, che parte per l’appunto da un normalissimo uovo di gallina – subiscono cambiamenti che portano ad una riduzione dell’efficacia dei vaccini antinfluenzali stessi. Quando il vaccino viene invece prodotto con procedimenti interamente estranei alla coltura su uova, come quella su substrato cellulare, è in grado di offrire una protezione più mirata, e pertanto potenzialmente migliore.

Al fine di confrontare l’efficacia dei diversi metodi di produzione, invece di studi randomizzati e controllati, sono stati condotti studi real world che stanno diventando un approccio importante alla comprensione dell’efficacia dei vaccini antinfluenzali. “Questo studio real world, insieme ad altre evidenze emergenti, indica che in alcune stagioni (in particolare quelle caratterizzate da cambiamenti causati dalla produzione su uova) i vaccini antinfluenzali prodotti su colture cellulari possono produrre migliori effetti nella prevenzione dell’influenza rispetto alle opzioni vaccinali standard di produzione su uova - ha dichiarato Russell Basser senior vice president di research&development presso Seqirus - Grazie a questi dati estremamente incoraggianti, siamo impazienti di collaborare con partner accademici per generarne altri nel corso delle prossime stagioni”. Le autorità sanitarie del Regno Unito si sono già espresse a favore dell’uso di questo vaccino antinfluenzale sia nelle persone sopra i 65 anni sia in quelle più giovani appartenenti a categorie a rischio. “L’impatto e l’incidenza dell’influenza rimangono due importanti motivi di preoccupazione per la salute globale; è per questo motivo che riuscire a garantire la disponibilità di vaccini efficaci è diventato un imperativo per la sanità pubblica - ha affermato Gordon Naylor, presidente di Seqirus - Nel nostro ruolo di azienda in prima linea nella protezione della popolazione dall’influenza, siamo lieti di rendere disponibile in Europa la nostra tecnologia cellulare, allo scopo di contribuire a ridurre sia il numero di decessi, sia le gravi malattie causate da questi virus”. (MATILDE SCUDERI)

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