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SUNSHINE ACT

Conflitto d’interessi, ‘morbo’
del 'sistema salute' italiano

Se n’è parlato durante il convegno ‘La questione del conflitto di interessi in sanità: riflessioni e proposte per un modello virtuoso di integrazione’, che ha visto una nutrita partecipazione di rappresentanti delle Istituzioni

26 Febbraio 2019

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Conflitto d’interessi, ‘morbo’del 'sistema salute' italiano

Sembra paradossale, ma il sistema salute italiano è gravemente malato. Non si tratta però di una patologia che affligge il corpo, ma di un morbo totalmente diverso: il conflitto di interessi. Un tema spinoso ma urgente, che è stato affrontato nel corso di un incontro organizzato e curato dal Collegio italiano dei primari oncologi medici ospedalieri (Cipomo) con il patrocinio del Ministero della salute, dal titolo ‘La questione del conflitto di interessi in sanità: riflessioni e proposte per un modello virtuoso di integrazione’.La giornata ha visto la partecipazione di autorevoli rappresentanti di differenti istituzioni: da Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gruppo italiano per la medicina basata sulle evidenze (Gimbe) ad Antonio Messina, vice presidente di Farmindustria, fino a Gianmauro Numico, vice presidente Cipomo. In apertura, Gianmauro Numico ha illustrato come la condizione di conflitto di interessi sia diffusa e spesso sottovalutata. Ha peraltro spiegato che, se da una parte si tratta di una questione in qualche modo fisiologica e non eliminabile, dall’altra è la sua influenza sui comportamentiche vaindividuata e prevenuta. “È solo – ha affermato Numico - attraverso un lavoro comune dioperatori sanitari e industria e attraverso una riforma delle modalità di sostegno alle attività di ricercae formazione che si potrannoottenere dei risultati. Serve inoltre che si recuperi un forte rapporto di fiducia tra i cittadini e ilservizio sanitario”.

Cipomo ha messo in evidenza le possibili implicazioni derivanti dal conflitto d’interessi in ambito medico attraverso una ricerca interna per verificare l'opinione degli oncologi italiani in merito a tale problematica. I risultati, pubblicati sul ‘British medical journal’, hanno evidenziato una situazione del tutto simile a quella degli Stati Uniti, dove dal 2013 una legge sulla trasparenza molto simile a quella attualmente in discussione in Parlamento, permette di attingere ad una fonte affidabile di dati. Gli oncologi italiani hanno la percezione che il conflitto d’interessi costituiscaun problema potenzialmente in grado di influenzare costi, qualità della ricerca e dell’assistenza. I risultati emersi dalla ricercahanno convinto Cipomo a prendere una chiara posizione sul tema attraverso la realizzazione di un Position paper. Il documento rappresenta una bussola preziosa per guidare i comportamenti dei clinici ed è aperta anche alla lettura e al confronto con altre discipline.

Nino Cartabellotta, presentando in anteprima i risultati di uno studio sul trasferimento di fondi dall’industria farmaceutica a operatori e organizzazioni sanitarie, ha affermato: “L’analisi condotta sui report di 14 aziende farmaceutiche che rappresentano oltre il 51 per cento del fatturato di settore nel 2017, ha fornito preziose informazioni per comprendere meglio le dinamiche dei trasferimenti di valore, lasciando intravedere numerosi spunti di miglioramento”. “L’attenzione alla salute degli italiani rende prioritario l’impegno di tutti gli attori per un sistema salute sempre più trasparente – ha dichiarato - Farmindustria ha adottato ormai da molti anni uno dei codici deontologici più rigorosi d’Europa finalizzato a regolamentare i rapporti tra le industrie farmaceutiche, e la classe medica, le società scientifiche, gli altri operatori sanitari e le associazioni dei pazienti”. Questo incontro, nato con l’obiettivo di non fermarsi a una mera riflessione ma di voler trovare possibili soluzioni al problema, ha visto la presenza del parlamentare Massimo Enrico Baroni, primo firmatario della proposta di legge a favore di una trasparenza totale in ambito sanitario. Il Sunshine Act, ripreso anche da Numico nel suo intervento di apertura è stato però definito da quest’ultimo come un “un provvedimento necessario e dovuto, masolo una prima tappa nel cammino verso una piena gestione del conflitto di interessi”. Chiaro è che sarà quindi necessario affiancare all’impegno politico anche un supporto dell’intera comunità scientifica per trovare delle soluzioni innovative. (MATILDE SCUDERI)

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