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ONCOEMATOLOGIA

Triveneto: Sanità regionale
tra sostenibilità e aderenza

Un convegno organizzato a Padova da Motore sanità fa il punto su nuove terapie in grado di combattere i tumori del sangue - con un focus particolare sul mieloma multiplo - partendo dal modello di una regione virtuosa

23 Marzo 2019

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Triveneto: Sanità regionale tra sostenibilità e aderenza

Mieloma multiplo, farmaci biosimilari e reti ospedaliere: questi sono solo alcuni degli argomenti affrontati durante il convegno ‘Oncoematologia tra sostenibilità e aderenza, il caso del Triveneto’, organizzato a Padova da Motore Sanità, con il patrocinio dell'Azienda ospedaliera universitaria di Padova e della Rete Ematologica Veneta, con il contributo incondizionato di Takeda. "Le Reti specialistiche e quelle ospedaliere sono uno strumento indispensabile per il sistema salute del Veneto - ha spiegato Domenico Mantoan, direttore generale sanità e sociale regione del Veneto - basti pensare che il numero di morti causate da infarto è diminuito del 20 per cento da quando è stata istituita la Rete apposita. Le Reti sono inoltre garanzia di appropriatezza nelle prescrizioni e di dialogo tra clinici, entrambi importanti fattori di risparmio per la sanità della nostra regione, che deve competere con quella di altri paesi europei, e che per farlo deve mantenere alto il livello a fronte di una spesa contenuta. Proprio per questo motivo è stato appena approvato un nuovo piano sanitario, che riorganizza le reti ospedaliere attorno a 5 grandi ospedali-hub".

“Il mieloma multiplo è un tumore maligno ad oggi inguaribile che rappresenta l’1 per cento dei tumori ed il 25 per cento delle morti per cancro, siamo intorno al 6/7 per cento dei casi per ogni 100 mila abitanti; nel Veneto in un anno si possono avere circa 250-300 casi – ha spiegato Gianpietro Semenzato, direttore ematologia Aou di Padova, coordinatore tecnico-scientifico della Rete ematologica veneta - La maggior incidenza si ha intorno ai 60 anni, mentre la sopravvivenza media del malato si è assestata sui 7/8 anni, ovviamente ci sono casi più gravi, ma si può arrivare anche a 10 anni di sopravvivenza. Di positivo - ha continuato - ci sono le attuali maggiori conoscenze sui meccanismi biologici e, a partire dall’ultimo decennio, nuovi farmaci che permettono il miglioramento della qualità della vita del paziente, oltre ad un aumento della sopravvivenza. Le sfide del futuro sono importanti, perché la malattia resta inguaribile e stanno aumentando le patologie croniche”. Semenzato ha anche precisato gli ambiti della Rete ematologica veneta, che coordina: “ci stiamo occupando con successo della revisione dei farmaci ad alto costo, secondo criteri di efficacia basati sulle evidenze, della selezione di centri autorizzati alla prescrizione, dell’allestimento e manutenzione dei centri di patologia, della definizione dei percorsi diagnostici terapeutici assistenziali e del loro aggiornamento periodico, nonché delle proposte per l’accessibilità a laboratori certificati e accreditati per le procedure diagnostiche ad alta complessità. Anche in questo settore il nordest, il Veneto e Padova in particolare sono punti di riferimento importanti, perché si tratta di un polo di riferimento anche per una serie di pazienti che migrano da altre regioni d’Italia”.  

Grazie al progressivo miglioramento delle conoscenze dei meccanismi patogenetici che sono alla base dell’insorgenza dei tumori in generale - e di quelli ematologici in particolare - è stata aperta la strada allo sviluppo di terapie ‘intelligenti’ capaci di colpire con precisione specifici bersagli molecolari che connotano la diversità biologica della malattia e che rendono di fatto unico, ai fini dell’approccio terapeutico, ogni singolo paziente, e non sorprende che le sofisticate tecniche di biologia molecolare siano state spesso usate per la prima volta proprio per la ricerca e la diagnostica in campo ematologico. Per l’oncoematologia in particolare, la possibilità di arrivare al tessuto neoplastico in maniera relativamente semplice e di ottenerne quantità rilevanti ha portato medici e biologi che si occupano di questa disciplina a ‘guardare’ personalmente la cellula tumorale; ieri col microscopio, oggi anche con tecniche molecolari. “Gli scenari terapeutici stanno di conseguenza velocemente cambiando con l'adozione, con sempre maggiore frequenza, di regimi chemio-free e con minori effetti collaterali - ha spiegato ancora Semenzato - il mieloma multiplo è in prima linea in questo scenario: la sopravvivenza di questi pazienti è in continuo aumento anche perché, al di là del nuovo armamentario terapeutico, la ricerca ha permesso di identificare sottogruppi ben definiti di questa malattia che portano all’applicazione di terapie personalizzate. Abbiamo oggi a disposizione nuovi farmaci (immunomodulanti, inibitori del proteasoma e anticorpi monoclonali) che, in combinazioni diverse, prolungano la sopravvivenza. Vanno anche ricordate le nuove formulazioni terapeutiche che incidono sensibilmente sul miglioramento della qualità di vita del paziente. Pur parlando oggi - ha concluso Semenzato - purtroppo ancora di una patologia incurabile, si sta andando in molti casi, verso una cronicizzazione del paziente con mieloma”.

“La gestione della problematica oncologica coinvolge diverse figure professionali – ha raccontato Lucia Zanatta, biologa anatomia e istologia patologica, Ulss 2 Treviso - che devono lavorare in sinergia per il raggiungimento di un obiettivo comune: il benessere e la salute del paziente. Il corretto inquadramento diagnostico rappresenta uno dei punti cardine di tale gestione”. L'importanza di queste nuove cure risiede nelle molecole in grado di aggredire la malattia attraverso specifici meccanismi, spesso diversi ma sempre molto selettivi, avendo come bersaglio specifiche strutture espresse dalla cellula neoplastica, vuoi sulla superficie della cellula che al suo interno. “Il mieloma multiplo è una malattia con un decorso estremamente variabile, indolente o aggressivo, caratterizzato da fasi di risposta alla terapia e successiva ripresa di malattia - dichiara Vittorio Meneghini, dirigente medico ematologia, Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona - la disponibilità di nuovi farmaci utilizzabili in ricaduta, permette di ottenere un controllo prolungato della malattia nella maggior parte dei pazienti. Una minoranza di pazienti tuttavia acquisisce precocemente delle caratteristiche genetiche a prognosi sfavorevole che identificano il mieloma ad alto rischio, la cui cura rappresenta una delle sfide più difficili da superare. Il continuo sviluppo di nuove molecole e la combinazione di farmaci con differenti meccanismi d’azione, consente di attenuare e superare la prognosi sfavorevole anche in questi pazienti – conclude il medico - di ottenere il controllo della malattia per lungo tempo in tutte le categorie di pazienti e di puntare al traguardo di una guarigione definitiva”. Il mieloma multiplo rappresenta una sfida storica nel campo ematologico, poiché seppur con prognosi in costante miglioramento con sostanziale aumento della sopravvivenza, l’eradicazione totale della malattia rappresenta una sfida non ancora vinta.

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