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PROTEGGERE LA FRAGILITÀ

Aumentano i pazienti fragili
‘Vaccinarli si deve, ma come?’

Un convegno milanese affronta il tema dei vaccini nei soggetti immunocompromessi, per porre le basi di un piano di lavoro regionale. Affinché le proposte si concretizzino è necessaria una rete multidisciplinare

18 Giugno 2019

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Carlo Federico Perno

Carlo Federico Perno

Negli ultimi anni i medici italiani stanno assistendo alla crescita di una particolare popolazione di pazienti: si tratta dei pazienti fragili, persone con un sistema immunitario compromesso e dunque più facilmente soggette ad agenti patogeni di rilevanza marginale nella persona sana. Questi pazienti sono particolarmente vulnerabili di fronte a virus come l'Hpv, il morbillo, l’herpes zoster, l'influenza, ma anche di fronte a batteri come lo pneumococco ed il meningococco. La gestione di questi individui pone delle questioni complesse, ad esempio quella delle vaccinazioni. Al tema dei vaccini per soggetti immuno-compromessi è stato dedicato il convegno ‘Le vaccinazioni nel paziente fragile’, che si è tenuto nei giorni scorsi a Milano. “Il paziente fragile è colui che per malattie intercorrenti, per farmaci assunti, per malnutrizione o per altre situazioni di debolezza è soggetto a patologie che sono molto meno comuni nella persona sana – evidenzia Carlo Federico Perno, presidente del Congresso e professore di microbiologia all’università Statale di Milano – Il paziente fragile sta diventando sempre più comune nelle nostre strutture, in quanto include una parte di popolazione crescente: chi ha patologie tumorali, chi fa uso di farmaci biologici che agiscono sul sistema immunitario, chi per età ha un sistema immunitario più fragile, chi prende farmaci immunosoppressivi, come i trapiantati. Complessivamente, si tratta di milioni di individui, che sono soggetti a germi normalmente innocui per una persona sana. Queste persone devono essere protette: questi vaccini non sempre sono gli stessi raccomandati per l’infanzia; essi rappresentano una forma di medicina personalizzata da prendere in considerazione nel momento in cui un soggetto vada incontro a forme di immuno-compromissione”.

Obiettivo di questo incontro è stato porre le basi per un piano di lavoro coerente e strutturato, che dovrà essere realizzato attraverso un intervento multidisciplinare, che coinvolga gli specialisti, i medici di medicina generale, i laboratori di microbiologia e i responsabili della Sanità pubblica, attivamente coordinati all'interno del sistema sanitario delle Regioni. “L’idea del convegno è stata ispirata dalla legge 23/2015 della regione Lombardia, che delinea un’offerta sanitaria in cui si prevede la presa incarico del paziente cronico – spiega Giuliano Rizzardini, presidente del Congresso, responsabile malattie infettive, ospedale Luigi Sacco polo universitario di Milano – Il paziente cronico molto spesso è proprio quello più fragile: tra le offerte che bisognerebbe garantire rientrano a pieno titolo anche i vaccini. I vaccini dati al paziente immunodepresso e al paziente anziano eviterebbero un elevato numero di ricoveri, ad esempio per polmoniti. Serve un confronto tra diversi attori e uno sforzo congiunto affinché l’opzione vaccinale non venga omessa, in quanto ritenuta solamente compito del pediatra o dell’igienista. Sono molteplici gli specialisti (reumatologi, diabetologi, oncologi, infettivologi) che vengono frequentemente a contatto con pazienti fragili: dovrebbero essere consapevoli di questa possibilità e indirizzare i pazienti verso un percorso vaccinale preventivo, che può essere all’interno dello stesso ospedale”. “Specialisti di diverse discipline dovranno valutare caso per caso l’opportunità di questi vaccini, le dosi da somministrare e l’efficacia degli stessi – sottolinea Andrea Gori, presidente del Congresso, professore ordinario di malattie infettive all’Università di Milano e direttore di unità operativa complessa al Policlinico di Milano - È un lavoro di gruppo: ciascuno specialista, coadiuvato dai colleghi, nell’ambito di un team guidato dall’infettivologo e dal microbiologo, ha la possibilità di prevenire alcune patologie, anche mortali”.

Tra i rappresentanti delle istituzioni, presente l’assessore al Welfare Giulio Gallera; invitati anche il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, la dirigente della Unità Organizzativa Prevenzione Regione Lombardia Maria Gramegna. La Lombardia è una regione molto sensibile sui temi attinenti alla salute e da sempre fa da traino nella salute pubblica nazionale. Nei confronti del paziente fragile mostra particolare sensibilità: il convegno è stato ospitato proprio nell’auditorium della Regione Lombardia, un segnale di comprensione e di disponibilità, per un argomento che richiede necessariamente un contributo politico. (MATILDE SCUDERI)

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