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'L’alimentazione & il fegato'
Scenari futuri in epatologia

Grande successo del’evento scientifico internazionale organizzato nei giorni scorsi all’Hotel Albornoz di Spoleto dagli epatologi umbri Mariano Quartini e Maria Oliva Pensi nell’ambito del Festival dei due mondi’

7 Luglio 2019

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'L’alimentazione & il fegato'Scenari futuri in epatologia

L’alimentazione riveste un ruolo importantissimo per ognuno di noi, ma soprattutto nel trattamento delle persone con patologie epatiche, quali ad esempio la cirrosi o il cosiddetto fegato ‘grasso’. Per proteggere il fegato a tavola è bene limitare i grassi animali, favorendo invece quelli vegetali, come l’olio d’oliva, limitando l’apporto di carboidrati. “Decisamente da evitare le bevande gassate e zuccherate – afferma il professor Mariano Quartini che sul tema ha appena organizzato a Spoleto, insieme a Maria Oliva Pensi, nell’ambito del ‘Festival dei due Mondi’ un evento scientifico internazionale – anche quelle dolcificate con fruttosio che può danneggiare le cellule del fegato”.

Nei soggetti con cirrosi epatica è importante mantenere un’alimentazione ben equilibrata che comprenda tutti i componenti, dalle proteine, ai carboidrati, ai grassi. “In passato – ricorda Mariano Quartini – si riteneva che il cirrotico dovesse limitare al massimo le proteine per il rischio dell’encefalopatia epatica. In tempi più recenti si è dimostrato invece che un corretto stato nutrizionale è fondamentale e per ottenerlo la dieta deve essere il più possibile varia e completa, senza limitazioni relative ai suoi componenti fondamentali. Altra accortezza è quella di limitare l’assunzione di sale. Non è necessario che la dieta sia completamente senza sale – spiega Quartini – ma deve essere iposodica, cioè con poco sale. L’assunzione di liquidi va limitata a un litro, un litro e un quarto al giorno perché questi pazienti tendono a trattenere liquidi. Il medico dovrà avere poi un’attenzione particolare alla sarcopenia, cioè alla riduzione della massa muscolare, che può essere valutata misurando le dimensioni del muscolo psoas a livello della seconda vertebra lombare (L2), attraverso una TAC”.

I pazienti con steatosi epatica sono spesso persone in sovrappeso, se non francamente obese, e diabetiche. “La prima indicazione da dare – afferma il dottor Quartini – è quella di ridurre il peso del 10 per cento. Si è dimostrato infatti che perdendo il 10 per cento del peso corporeo permette di ridurre non solo i deposti di grasso del fegato, ma anche la componente di fibrosi. L’obiettivo di una dieta con una quantità limitata di carboidrati e di grassi, associata ad un’adeguata attività motoria aiuta a centrare l’obiettivo di ridurre del 10 per cento il peso corporeo, elemento questo fondamentale per arrivare ad un miglioramento strutturale-organico del danno steatosico, che nel frattempo si può essere già instaurato. Per quanto riguarda l’assunzione di alcol in questi pazienti – conclude il dottor Quartini – il dibattito è ancora aperto; ma secondo le ultime tendenze può essere tollerato in basse dosi (non più di mezzo bicchiere di vino ai pasti principali)”. (EUGENIA SERMONTI)

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