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ARTE & SCIENZA

Menarini, gli angeli sopra Firenze
La monografia sul Beato Angelico

Come minimo ‘instancabili’: ogni anno, da decenni, l’azienda offre un ‘regalo’ a tutti coloro in grado di apprezzare queste vere e proprie ‘chicche’ d’autore. Quest’anno la monografia dedicata all’arte sublime del Beato Angelico

24 Settembre 2019

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Menarini, gli angeli sopra FirenzeLa monografia sul Beato Angelico

Una ‘piccola’ multinazionale da 17 mila dipendenti, sparsi in oltre 30 Paesi del mondo. Così Lucia Aleotti descrive la sua Menarini, con l’eleganza e l’understatement che la caratterizzano. Di strada ne ha fatta tanta dall’azienda di famiglia e oggi, in questa società che affonda le sue radici in Firenze, una delle città più belle del mondo, si respira decisamente un’area internazionale, con una vocazione rinnovata alla ricerca, tutta concentrata sull’oncologia e sulle nuove tecnologie. Anche i vertici hanno assunto l’allure dell’azienda che ha spiccato il balzo. Lo dimostra la scelta di un presidente svizzero, Eric Cornut, lo scorso anno e adesso di un amministratore delegato (il primo nella storia di quest’azienda), una lady di ferro dal sorriso dolce che viene dalla Turchia e che è stata scelta – assicura Lucia Aleotti – non per strizzare l’occhio alle quote rosa o per giocare al politically correct, ma “perché Elcin Barker Ergun è di gran lunga la migliore persona tra quelle che abbiamo incontrato nei colloqui. Questa nomina, prosegue la Aleotti è la rappresentazione plastica della direzione verso la quale Menarini vuole andare”.

Ma, prendendo una piacevole pausa dal business internazionale, Menarini ha voluto dedicare una giornata all’altra anima di questa azienda, al suo amore – non certo dell’ultima ora – per l’arte. Presso l’aula magna del Rettorato dell’Università di Firenze è andato in scena un evento dedicato all’arte sublime del Beato Angelico, raccontata in maniera appassionata da Renzo Villa, autore della monografia d’arte di Menarini dedicata al monaco domenicano, accompagnata da una sottolineatura incisiva del direttore degli Uffizi, Eike Schmidt, sull’assurda ‘distrazione’ del turismo 3.0 per i gioielli che Firenze tiene forse un po’ troppo nascosti. “Il grande pubblico – denuncia Schmidt – ignora quel gioiello che è rappresentato dal Museo di San Marco, che pur ospitando la più grande collezione al mondo di opere del Beato Angelico, oggi ha meno visitatori che negli anni ’90”. Anche agli Uffizi si può avere naturalmente un importante assaggio dell’arte di questo grande artista. “Dallo scorso anno – ricorda Schmidt - la sala 7 ospita i dipinti di Masaccio, Masolino e Beato Angelico; il Pictor Angelicus si colloca infatti a cerniera tra il gotico e il rinascimento. Le sue tele rivelano segni di ibridazione interessanti e nessuno come lui riesce a fare una sintesi tra Masolino da una parte e Masaccio dall’altra”. Il culmine della sua arte si ha con l’Incoronazione della Vergine, un’opera che è stata anche oggetto di una delle ‘pills of art’ di Menarini, realizzata dallo stesso Schmidt. “L’idea delle pillole d’arte – spiega Lucia Aleotti – che sono poi dei video di un minuto e mezzo, tradotti in 7 lingue, ci è venuta come tentativo di avvicinare la gente all’arte, di portare la bellezza anche ai giovani, che di certo vedono più volentieri un video, che sfogliare un volume d’arte”.

Beato Angelico. Un artista noto e amato anche all’estero, dall’Asia che adora le sue pennellate ‘zen’, quando sfronda le sue composizioni di tutto il superfluo per attingere al sublime, a Madrid che quest’estate al Prado ha dedicato una mostra al ‘400 italiano, eleggendo a protagonista indiscusso del periodo Beato Angelico (Fra Angelico y los inicios del Renacimiento en Florencia). Fra’ Angelico (sebbene da sempre chiamato ‘beato’, lo è diventato ufficialmente solo nel 1982 quando è stato beatificato da Papa Giovanni Paolo II) è l’artista che ha traghettato l’arte fiorentina e italiana dall’ultimo gotico al pieno umanesimo. Un pittore estremamente colto, che cesella come un orefice i dettagli d’oro delle preziose e coloratissime vesti delle sue ‘Vergini’, che dipinge i suoi celeberrimi angeli musicanti con la pignoleria di chi studia addirittura la diteggiatura giusta per ogni singolo strumento. Ma che è anche capace di spogliarsi di tutto il superfluo per attingere ad una dimensione di misticismo dai tratti ‘zen’, un distillato di simboli, un pauperismo quasi metafisico. Ne sono esempi la squisita Annunciazione che accoglie i visitatori in cima alle scale che portano alle celle dei monaci domenicani (il museo di san Marco era uno dei due conventi domenicani di Firenze, l’altro è quello di Santa Maria Novella, tuttora abitato dai monaci, mentre questo di san Marco non svolge più la funzione conventuale da un paio d’anni) e l’affresco che racconta con tratti essenziali ‘la derisione di Cristo’, all’interno di una cella monastica.

L’Annunciazione del convento di san Marco ritrae una vergine e un angelo dai tratti dolcissimi, che entrano in risonanza con l’atteggiamento simmetrico delle braccia, incrociate sul petto.  Unica deroga al colore pieno e al lusso è il piumaggio delle ali dell’angelo, variopinte come un arcobaleno. Tutto il resto è un distillato di simbolismo e di essenzialità. Come lo steccato che si staglia alle spalle dell’angelo e che richiama il concetto di hortus conclusus, il giardino medievale dei conventi, che simboleggia anche la verginità di Maria. Ancor più moderno nei suoi colori pastello e nelle sue azioni smaterializzate è l’affresco  del ‘Cristo deriso’ della cella numero 7 del convento di san Marco. Qui il Beato Angelico immortala nell’affresco frammenti della storia della derisione di Cristo. La violenza inflitta viene sublimata nell’atto stesso che la caratterizza: mani senza corpo, sospese in aria, pronte a schiaffeggiare, la testa di un uomo privo di corpo, nell’atto di sputare, un’altra mano a mezz’aria che brandisce un bastone. E, in mezzo alla scena, la figura di Cristo, regale, imponente, ieratica, vestita di bianco e bendata, sotto la corona di spine.

Una proto-astrazione che aveva affascinato e conquistato anche un contemporaneo come Mark Rothko. Ogni singola cella di questo convento (che ha ospitato anche personalità antitetiche quali quella di Girolamo Savonarola e di Cosimo I de’ Medici) custodisce un affresco, redatto da beato Angelico o dalla sua scuola. E a commuovere è il fatto che si tratta di capolavori pensati e dipinti per un unico spettatore, il monaco che avrebbe occupata la cella. Un artista Beato Angelico di grande versatilità, che con i suoi pennelli ha realizzato un excursus davvero completo dalle sue origini di pittore miniaturista, a forme di pittura metafisica ante-litteram, impregnate di misticismo religioso. “I suoi inizi, improntati alla vocazione del miniaturista – ricorda il Villa - sono testimoniati dalla predella conservata alla National Gallery di Londra che, in appena 1,6 metri per 30 centimetri d’altezza, raffigura un numero sorprendente tra angeli, santi e beati (solo gli angeli sono 140 e 40 i beati domenicani, ognuno col suo nome e una incredibile individualità)”.  Impressionante è anche il suo senso del colore e la sua “abilità artigianale – è sempre il Villa a ricordarlo -nel lavorare l’oro degli ornamenti”. Esempi illustri sono quelli della Madonna della Melograna, o ‘Madonna Alba’ (acquistata tre anni fa dal Prado, dai Duchi de Alba de Tormes, per appena 18 milioni di euro, contro i 40 della valutazione iniziale) e la stupenda madonna  del Tabernacolo dei Linaioli (vero e proprio tempietto di marmi preziosi, realizzato da Lorenzo Ghiberti).

Ma Beato Angelico è anche un grande narratore, è un vero e proprio ‘pictor predicator’, colui che predica attraverso la pittura. Un esempio illustre di queste sue doti è dato dall’illustrazione della storia dei santi Cosma e Damiano o del miracolo di san Nicola, in quella che è l’unica scena di grandinata della pittura italiana del ‘400 o ancora delle storie di santo Stefano della cappella Niccolina nel Palazzo Apostolico in Vaticano o infine nella Tebaide, “l’opera più adorata dai bambini che vengono in visita agli Uffizi – ricorda Schmidt – che rappresenta una sorta di ‘telenovela’ degli anacoreti impegnati nelle loro attività e per la quale è stata studiata una nuova collocazione al centro di una sala, ad altezza e portata di bambino”.  “Beato Angelico è anche un grande urbanista – aggiunge il Salvi -  come dimostra la sua grande capacità di rappresentare città pittoriche, come quelle della Pala Strozzi.

“Con il volume su Beato Angelico - concludono Lucia e Alberto Giovanni Aleotti, membri del Board e azionisti di Menarini - Menarini rinnova una storica tradizione artistica e trova conferma anche nel progetto multimediale Menarini Pills of Art, che ha l’obiettivo di avvicinare i giovani all’arte. Sul sito Menarini vengono pubblicate delle brevi video pillole in cui gli esperti d’arte mostrano e raccontano le curiosità delle grandi opere presenti nelle nostre monografie. (MARIA RITA MONTEBELLI)

 

https://www.menarini.it/Home/menarini-arte-pills-of-art

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