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TUMORE DEL PANCREAS

Con nab-paclitaxel gemcitabina
'rischio metastasi' –25 per cento

Dal congresso della European Society for Medical Oncology (ESMO 2019) di Barcellona un messaggio di speranza per tutti quei pazienti con neoplasia del pancreas in fase avanzata, non operabile. Cascinu: “un nuovo standar di cura”

29 Settembre 2019

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Stefano Cascinu

Stefano Cascinu

Negli ultimi 5 anni, i casi di tumore del pancreas in Italia hanno fatto registrare un aumento del 5 per cento (da 12.700 nel 2014, a 13.500 nel 2019). Si tratta di una neoplasia particolarmente aggressiva e insidiosa anche perché in quasi un paziente su due viene diagnosticata quando sono già le metastasi. Solo nel 30 per cento dei pazienti la malattia viene individuata in fase ‘localmente avanzata’, comunque non suscettibile di intervento chirurgico.  Uno studio italiano (GAP) presentato al congresso dell’ESMO (European Society for Medical Oncology), condotto su 124 pazienti, dimostra una riduzione del 25 per cento del rischio di metastasi tra i pazienti in trattamento chemioterapico con l’associazione nab-paclitaxel/gemcitabina. Un messaggio di speranza per tutti quei pazienti con neoplasia in fase avanzata, non operabile. E dal punto di vista scientifico, un risultato di tale impatto da indurre uno dei maggiori esperti italiani, il professor Stefano Cascinu, ordinario di Oncologia medica al San Raffaele di Milano, a ritenere che si sia di fronte ad un potenziale nuovo standard di cura per questi pazienti.

“Lo studio – commenta il professor Cascinu – ha confrontato l’associazione nab-paclitaxel/gemcitabina con con la sola chemioterapia a base di gemcitabina. La combinazione riduce il rischio di metastasi del 25 per cento. È un dato importante, perché una parte di questi pazienti in seguito potrà essere sottoposta a radioterapia, che contribuisce al controllo generale della malattia. La combinazione inoltre, aumenta il tasso di risposte obiettive (che arriva al 28 per cento), determinando una riduzione del tumore primitivo. Circa il 6 per cento dei pazienti, giudicato inizialmente non resecabile, potrà dunque approdare all’intervento chirurgico. Infine, la combinazione aumenta il tempo alla progressione della malattia e migliora la sopravvivenza: la riduzione del rischio di morte è pari al 35 per cento”. “Visti questi risultati  – sottolinea il professor Cascinu - la combinazione nab-paclitaxel/gemcitabina potrebbe diventare lo standard di cura dei pazienti con carcinoma del pancreas avanzato non resecabile, considerati finora ‘terra di nessuno’ dal punto di vista delle indicazioni terapeutiche”.

Nab-paclitaxel ha un meccanismo di trasporto innovativo basato sulle nanotecnologie. Il paclitaxel, un potente chemioterapico, grazie all’albumina, una proteina già presente nell’organismo umano (e in questo farmaco presente come ‘nano-albumina’), riesce a superare la barriera che il cancro tumore si costruisce intorno per rendersi inattaccabile (cosiddetta ‘barriera stromale’), arrivando al cuore del tumore. In questo modo rallenta la proliferazione della malattia fino, in qualche caso, a fermarne la crescita. Lo studio GAD è stato realizzato dal GISCAD (Gruppo Italiano per lo Studio dei Carcinomi dell’Apparato Digerente) e dall’Istituto Nazionale Tumori Fondazione ‘Pascale’ di Napoli. Hanno giocato un ruolo di primo piano nella sua realizzazione Francesco Perricone del ‘Pascale’ di Napoli, Roberto Labianca (Presidente GISCAD) e Luciano Frontini (Segretario GISCAD). Fondamentale, anche nel tumore del pancreas, la prevenzione che si basa sui classici pilastri: no al fumo, seguire un’alimentazione corretta e fare una regolare attività fisica. Il fumo rappresenta in assoluto il fattore di rischio più impattante. I fumatori presentazione un rischio di tumore del pancreas 2-3 volte superiore ai non fumatori. Anche l’obesità, una dieta ricca di grassi saturi e uno scarso consumo di frutta e verdura aumentano il rischio di sviluppare questa neoplasia. (MARIA RITA MONTEBELLI)

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