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4 italiani su 10 ‘sbagliano'nell'assunzione dei farmaci

Nasce da un'indagine sul campo l'iniziativa che vede uniti farmacisti e medici nel guidare il paziente affetto da malattie dell'apparato cardiocircolatorio - spesso anziano e politrattato – per ottenere il massimo dalle terapie

Maria Rita Montebelli
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In Italia siamo sempre più anziani e, anche a causa di uno stile di vita sedentario e di abitudini alimentari ‘disordinate', una fetta abbastanza consistente della popolazione si trova a dover gestire vita natural durante una tra le tante patologie del sistema cardiovascolare, responsabili del 44 per cento di tutti i decessi nel nostro paese. Oggi fortunatamente la ricerca farmacologica ha trovato terapie efficaci, che consentono una vita lunga e piena… ma che fatica seguire le prescrizioni mediche! Emerge infatti da un'indagine svolta fra ottobre e novembre su 3.131 cittadini lombardi che solo solo 6 pazienti su 10 seguono correttamente le terapie fondamentali per lo scompenso cardiaco e per la fibrillazione atriale: due delle malattie cardiovascolari più insidiose per la salute del cuore. Si aggiunge poi un altro elemento di complicazione per i poveri pazienti: spesso una malattia causa l'insorgenza di altre complicazioni, quindi molti over 75 sono politrattati per diverse patologie concomitanti, e finiscono ad assumere da 3 a più di 5 farmaci al giorno. L'indagine è stata condotta nell'ambito dell'iniziativa ‘Prendila a cuore', il progetto congiunto di Associazione Lombarda fra titolari di farmacia e Fondazione Muralti, con la partnership scientifica del centro cardiologico Monzino e con il contributo incondizionato di Daiichi Sankyo. L'analisi dei dati è stata realizzata dalla professoressa Marina L.G. Alimento, aiuto referente UO scompenso, Cardiologia Clinica e Riabilitativa, Centro Cardiologico Monzino e dalla dottoressa Irene Mattavelli, data manager Unità Scompenso, Centro Cardiologico Monzino. Il campione è costituito da pazienti in cura con i farmaci definiti nuovi anticoagulanti orali (Noac) a seguito di una diagnosi di scompenso cardiaco, di fibrillazione atriale o di entrambe le patologie. Questi pazienti sono stati invitati dai propri farmacisti di fiducia – nelle farmacie aderenti all'iniziativa delle province di Milano, Lodi e Monza Brianza – a rispondere a un questionario volto proprio ad approfondire eventuali difficoltà nella gestione quotidiana della terapia anticoagulante, e quindi valutarne l'effettiva aderenza terapeutica.  “L'aderenza terapeutica riveste un ruolo fondamentale nello scompenso cardiaco e nella fibrillazione atriale – spiega il professor Piergiuseppe Agostoni, responsabile area cardiologia critica del centro cardiologico Monzino, che ha coordinato l'indagine – Dal nostro screening, reso possibile grazie alla collaborazione delle farmacie, è emerso non solo che ben 4 pazienti su 10 sono tecnicamente non aderenti alla terapia, ma anche che tra i pazienti definibili aderenti in più del 10 per cento dei casi la terapia è assunta in modo non ottimale. E la non aderenza, come pure un'aderenza non corretta, possono determinare l'aumento da 3 a 7 volte di acutizzazioni e di eventi gravi, anche fatali. Potremmo quindi dire che curarsi male equivale pressoché a non curarsi affatto”. Troppo spesso i pazienti, soprattutto gli anziani legano l'aderenza alla terapia alla presenza del sintomo.  Dall'indagine è inoltre emerso che l'errore più comune è il ‘sottodosaggio', errore in cui il paziente incappa sia perché ‘sentendosi bene' decide in autonomia di ridurre le dosi oppure di prendere la terapia solo una volta al giorno, sia a causa di errori di comunicazione tra medico e paziente. “Nell'ambito dell'indagine – continua Agostoni – abbiamo poi voluto approfondire i casi in cui i pazienti stessi, in modo del tutto autonomo, hanno deciso di interrompere la terapia contro le indicazioni del medico. Tra i motivi, alla base di questa scelta del tutto irrazionale, prevale ‘la paura di eventuali effetti collaterali'; al secondo posto ‘la mancata percezione dei benefici della terapia'. Uno su dieci, tra coloro che hanno interrotto autonomamente la terapia, dice di aver ricevuto ‘informazioni poco chiare da parte del medico'. Anche se si tratta di una quota di pazienti non prevalente, sul fronte dell'interruzione volontaria delle terapie è necessario fare di più”. Ecco l'importanza del progetto, perché consente ai sanitari  di lavorare insieme per cercare di superare queste cattive abitudini dei pazienti. In questo contesto, il farmacista si pone come partner ideale al fianco dello specialista e del medico di medicina generale, poiché può contribuire, nell'ambito della propria competenza e professionalità, alla massimizzazione della compliance in area cardiovascolare, soprattutto in presenza di comorbidità. “Basta scorrere i dati Osmed 2018 – evidenzia Annarosa Racca, presidente dell'Associazione Lombarda fra titolari di farmacia – per accorgersi che la media nazionale della corretta compliance si attesta su una percentuale variabile, ma spesso al di sotto del 50 per cento per le patologie croniche più diffuse, come ad esempio la Bpco o l'ipercolesterolemia. Da questo punto di vista, la nostra indagine ci restituisce un dato al di sopra della media nazionale – 6 pazienti aderenti su 10 – che dobbiamo quindi salutare come un punto di partenza incoraggiante. E tuttavia esiste certamente un enorme margine di miglioramento, sia nell'ottica di garantire più salute ai cittadini lombardi, sia dal punto di vista dell'efficientamento del nostro sistema sanitario regionale, giacché terapie assunte male sono non soltanto inefficaci, ma anche sprecate. Su tutti questi fronti, le farmacie sono in prima linea per promuovere l'aderenza terapeutica al fianco degli specialisti e dei medici di medicina generale. E ciò anche attraverso la continua promozione di campagne di screening e di sensibilizzazione. Dal progetto ‘Prendila a Cuore' è emerso che la maggior parte dei cittadini coinvolti, oltre il 60 per cento, ritiene utile il supporto del farmacista per le attività di prevenzione”. La sinergia tra specialisti è strategica per offrire al paziente un supporto anche in caso di dubbi sull'assunzione del farmaco anticoagulante. “Dai dati della survey è infatti emerso che, subito dopo il medico curante, per il 30 per cento dei pazienti è il farmacista la figura a cui fare affidamento per chiedere chiarimenti sulla prescrizione ricevuta per le terapie anticoagulanti orali – dichiara Manuela Bandi, direttore della Fondazione Muralti –. Questo dato non solo conferma il nostro ruolo fondamentale di counselor a supporto del paziente cronico, ma sottolinea anche la necessità della formazione e dell'aggiornamento continuo del farmacista nel guidare il paziente nel percorso terapeutico, per risolvere eventuali dubbi o fraintendimenti sulla corretta assunzione della terapia. Per questo abbiamo attivato una serie di strumenti formativi – corsi Ecm e Fad - dedicati a queste tematiche, preparati e tenuti da importanti esperti clinici della cardiologia italiana”. “‘Prendila a Cuore' è un'iniziativa importante – afferma Massimo Grandi, presidente e amministratore delegato di Daiichi Sankyo Italia – in grado di innescare un circolo virtuoso che, coinvolgendo tutti i professionisti della salute e in modo attivo anche il paziente, presenta una potenzialità concreta: quella di contribuire a ottimizzare la gestione del paziente anziano cronico, che non può essere considerato un costo per il sistema sanitario, ma una risorsa per la comunità. Noi di Daiichi Sankyo Italia lavoriamo su più fronti: da un lato ci impegniamo a semplificare l'assunzione delle terapie anticoagulanti orali con soluzioni in mono-somministrazione, dall'altro sosteniamo un invecchiamento attivo e in salute, grazie a dispositivi digitali, progetti educazionali e iniziative di sensibilizzazione”. (MATILDE SCUDERI)

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