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Amuchina, come nacque per caso nel 1928: "Immerge il dito per alcuni secondi. E..."

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Suo e soprattutto nostro malgrado, è tra le protagoniste assolute in questi mesi di pandemia e coronavirus. Si parla dell'Amuchina, il celebre gel disinfettante, alleato indispensabile nella lotta al contagio e, oggi, presente letteralmente ovunque. E a raccontarci la vera storia del prodotto ci pensa Il Giorno. L'ipoclorito di sodio, questo il nome tecnico, fu creato per caso da Oronzio De Nora, pugliese di Altamura nato nel 1988 e laureto in Ingegneria al politecnico di Milano. Fu lui il primo ad ottenere il brevetto per la progettazione delle celle elettrolitiche, tutt'oggi indispensabili nell'industria critica.

 

Era il 1923. E, racconta Francesca Olivini, curatrice dell'Area Materiali del Museo della Scienza e tecnologia a Milano, Oronzio lavorando si ferì a una mano. "Non avendo nulla per medicarsi, immerge il dito per alcuni secondi nella soluzione di acqua e sale presente nella cella elettrolitica - spiega la Olivini -. Poi si asciuga, si copre con un fazzoletto e riprende a lavorare. Dopo un paio d'ore la ferita si era rimarginata. Con grande sorpresa, De Nora si convince che il liquido funzioni come prodigioso disfinfettante e cicatrizzante". Ed è insomma così che nacque l'Amuchina, anche se la soluzione va usata ovviamente in concentrazioni diverse in base all'uso. Oronzio chiamò la sua scoperta "ossicloruro elettrolitico", ma fu il padre a inventare un nome più accattivante, buono per la commercializzazione. Giocò con l'alfa privativa davanti al termine greco "muche", che significa "ferita". E nacque dunque così l'Amuchina, che rapidamente si diffuse in tutto il mondo.

 

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