Ginevra - Il mondo non è finito, non è stato risucchiato dall’acceleratore più grande che sia mai stato costruito, quello messo in moto al Cern di Ginevra. L’avventura è partita oggi nonostante alcuni problemi elettrici sorti nella notte, ma che sono stati riparati. La ricerca della così detta “particella di Dio”, una particella inafferrabile che spiega l’esistenza della massa, è iniziata e gli scienziati sperano così di ricreare le condizioni del Big Bang. Tensione altissima nel centro di ricerca della città svizzera, poi il Large Hadron Colider (Lhc) è entrato in funzione e ha sparato il primo fascio di protoni, completando il primo giro dell’anello lungo 27 chilometri della più grande macchina mai costruita al servizio della fisica. Un grande applauso ed un brindisi hanno salutato l’evento storico anche a Roma, all’Istituto nazionale di fisica nucleare. Erano presenti tutti gli ex direttori generali del Cern, anche gli italiani Luciano Maiani, oggi presidente del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), e Carlo Rubbia. “E’ più emozionante di un lancio spaziale”, ha detto il presidente dell'Infn, Roberto Petrozio, commentando tutte le fasi dell'evento. “Quello di oggi è un lancio del microcosmo che promette di avere un'importanza fondamentale per la fisica”. Un lampo di particelle è stato osservato durante il primo giro mentre il fascio di protoni attraversava il gas residuo presente nel rivelatore di uno dei quattro esperimenti, il Cms. Sono partiti dunque i quattro esperimenti previsti nel progetto più ambizioso della fisica moderna: gli scienziati sperano che possa materializzarsi il bosone di Higgs, detta anche la “particella di Dio”, mai individuata, ma solo ipotizzata dallo scienziato scozzese Peter Higgs. Altri esperti tuttavia hanno manifestato il timore che si possa invece generare anti-materia, i “buchi neri” e questo ha scatenato l'interesse generale nei confronti della fisica delle particelle prima dell'avvio della macchina. Il Cern ha assicurato che le preoccupazioni sono infondate e che il Large Hadron Collider è sicuro. “Abbiamo due emozioni: la soddisfazione per aver completato una grande missione e la speranza di grandi scoperte davanti a noi” è stato il commento di Robert Aymar, direttore generale del Cern di Ginevra.




