L'erbetta di mare esaltata perfino da Shakespeare

Lo spaccasassi prospera in porzioni circoscritte delle scogliere mediterranee, nel Conero in particolare
di Andrea Tempestinivenerdì 29 agosto 2025
L'erbetta di mare esaltata perfino da Shakespeare

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Da che lo incontrai ritengo che il miglior mare raggiungibile nel minor tempo possibile da Milano sia al Conero. Fanno 4 ore e mezza d’auto senza traffico né intoppi. Ovvio, per chi subisce il fascino marittimo Milano è un problema: la Versilia (s’intendano le acque, il resto è negoziabile) lasciatela perdere, la Serravalle è la peste nera, il resto è piadina. Resta il Conero, arcinota meraviglia.

Meno noto, con discreta approssimazione, è lo spaccasassi, paccasassi il nome dialettale. Trattasi di finocchietto marino, crithmum maritimum per chi vuol darsi un tono latino, pianta alofita, ossia una specie di highlander del regno vegetale: tali piante si adattano morfologicamente e/o fisiologicamente a terreni salini o alcalini, laddove i vegetali tecnicamente non dovrebbero crescere. Lo spaccasassi, infatti, prospera in porzioni circoscritte delle scogliere mediterranee, nel Conero in particolare. Un seme che trasportato dal vento finisce per rifugiarsi nella fessura salmastra della roccia, per poi sbocciare, crescere e crogiolarsi tra salsedine, sole e vento.

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Lo spaccasassi - il nome deriva dalla capacità delle radici di farsi spazio tra le rocce, frangendole - è tutt’altro che secco. Sapore intrinsecamente marino, l’ingrediente è sapido e versatile. Le foglie vengono scottate in acqua e aceto oppure col vino bianco, poi si conservano sott’olio o sott’aceto. Le medesime foglie - carnose e succulente, un verde chiaro tendente all’azzurrastro -, si usano per esaltare piatti di pesce e le crudità, i moscioli su tutte. Lo spaccasassi conferisce una verve peculiare alla pasta aglio e olio (un combinato strepitoso), così come a crescia e panini. Eccellenti i crostini con acciughe o salumi, pietanze a cui le foglioline frastagliate del paccasassi danno una spinta verso l’eccellenza.

La magia dell’erbetta emerge anche da altri due aspetti: il primo, in estate può fiorire, piccoli e delicati ombrellini giallo-verdi; il secondo, la raccolta spontanea del paccasassi è vietata nel parco del Conero per ragioni di tutela ambientale e di sostenibilità. Nonostante il pregio il prezzo è contenuto: un vasetto di qualità costa all’incirca 10 euro.

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I marchigiani con orgoglio rivendicano una citazione dal “Re Lear”: «A mezza costa sta aggrappato colui che raccoglie l’erba di San Pietro: mestiere terribile». L’erba di San Pietro viene altrove tradotta con «finocchio di mare», era il 1605 e Shakespeare scriveva degli intrepidi che rischiavano le penne raccogliendo erbette sulle scogliere di Dover. Appare ardito ipotizzare che nel “King Lear” ci sia davvero il paccasassi, ma per il bene dell’estatica erbetta si continui pure a raccontarlo. Evviva.

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