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Gloria a Subway, il panino sano che sano non è

In Italia questa catena di fast-food molti non l’hanno nemmeno sfiorata: propone panini - non hamburger - e i panini sono parte della nostra cultura gastronomica
di Andrea Tempestinivenerdì 6 febbraio 2026
Gloria a Subway, il panino sano che sano non è

2' di lettura

Ora parliamo di Subway. La catena di fast-food. In Italia molti non l’hanno nemmeno sfiorata: Subway propone panini - non hamburger - e i panini sono parte della nostra cultura gastronomica. Ma soprattutto Subway si vendeva come il fast-food sano e un italiano cerca fast-food malsani, ovvio. In ogni caso il successo fu planetario: tra il 2013 e il 2014, nel mondo aveva più locali di McDonald’s, circa 44mila. Fu la più grande catena di ristorazione del globo.

La cifra stilistica del panino è la componibilità: ne scegli pane, lunghezza, ripieno, salse. Tutto. Capite che da noi non poteva sfondare: assembliamo a casa, che ce ne facciamo di Subway? Oggi in Italia resiste solo (e a fatica) vicino alle basi militari Usa. Me ne innamorai nel 2007, Erasmus, studente squattrinato a Cardiff. Me ne innamorai perché l’idea di comporre le più improbabili ed elefantiache schifezze mi elettrizzava. E costava poco. Me ne innamorai per il gusto, schiettamente da fast-food, il malsano che si brama. Ricordo che mi chiedevo come fosse possibile quel successo dovuto all’illusione del panino “healthy”. Nei primi 2000 Subway era ovunque e le campagne pubblicitarie erano martellanti. Martellavano sulle poche calorie, «noi non siamo junk-food». Pareva una vaccata e infatti lo era. Beninteso, combinando gli ingredienti più light venivano fuori panini da 300 calorie, ok. Gli spot marciavano su quello.

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Il testimonial è Jared Fogle, pingue ragazzo che mangiando da Subway perde 100 chili. Poi si scopre- primo scandaloche Jared è pedofilo. E si scopre che i panini poco calorici non li mangia nessuno: Subway è un meritorio diluvio calorico. Poi - secondo scandalo - la Corte Suprema irlandese sentenzia che il pane non era pane, almeno per i canoni locali. Poi- terzo scandalo- si scopre che il tonno non era tonno: Dna di pollo, maiale e altre amenità. Il punto è tutt’oggi controverso: per certo il tonno era una fetecchia e Subway la pagò cara. Morale della favola oggi Subway sta fallendo, un fondo- Roark Capital- lo ha acquisito e tenta un impervio rilancio.

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Cosa ci insegna questa storia? Che l’essere umano è un illuso e un ipocrita. Come può essere “healthy” un panino che nel 2000 in media costava 4 dollari? Come può essere sano un panino viscoso e libidinoso? Non mi picco di aver compreso prima dei tempi che Subway fosse adorabile junk-food, solo mi stupisce che milioni di miei simili lo sposarono per questa credenza fideistica. Illusi. Ma soprattutto ipocriti: mangiavate da Subway perché vi faceva sbavare. E lo sapevate. Ora non lo fate più per sciacquarvi la coscienza dalla vostra ipocrisia. Siete l’incubatrice che ha allevato i freak che abbattono le statue di Colombo. Gloria a Subway.

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