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Carenza di omega 3? Cuore e cervello, i segnali d'allarme

di Paola Natali martedì 3 marzo 2026
Carenza di omega 3? Cuore e cervello, i segnali d'allarme

2' di lettura

Negli ultimi anni si è parlato sempre più spesso di omega 3, definiti comunemente “grassi buoni”. Ma cosa sono davvero e perché sono così importanti per la nostra salute? Gli omega 3 sono acidi grassi polinsaturi essenziali. “Essenziali” significa che il nostro organismo non è in grado di produrli da solo in quantità sufficienti e deve quindi assumerli attraverso l’alimentazione. I principali sono l’ALA (acido alfa-linolenico), di origine vegetale, e gli EPA e DHA, presenti soprattutto nel pesce e nei prodotti ittici. Uno dei benefici più noti degli omega 3 riguarda la salute cardiovascolare.

Numerosi studi hanno evidenziato il loro ruolo nel contribuire alla riduzione dei trigliceridi nel sangue, nel supportare l’elasticità dei vasi sanguigni e nel modulare la pressione arteriosa. Inoltre, svolgono un’azione antinfiammatoria che aiuta a proteggere il sistema cardiovascolare nel lungo periodo. Inserire regolarmente nella dieta pesce azzurro come sardine, sgombro e salmone significa fornire all’organismo una fonte diretta di EPA e DHA, le forme più attive dal punto di vista biologico.

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Il DHA è un componente strutturale fondamentale delle membrane cellulari del cervello. Un adeguato apporto di omega 3 è associato a un buon mantenimento delle funzioni cognitive, della memoria e della concentrazione. Alcune ricerche suggeriscono anche un possibile ruolo nel supporto del tono dell’umore, grazie alla loro capacità di influenzare i processi infiammatori e la comunicazione tra le cellule nervose. Non a caso, durante la gravidanza e l’infanzia l’apporto di omega 3 è particolarmente importante per lo sviluppo del sistema nervoso.

Gli omega 3 partecipano inoltre alla regolazione dei processi infiammatori. In un’epoca in cui molte patologie croniche sono associate a uno stato infiammatorio di basso grado, mantenere un buon equilibrio tra omega 3 e omega 6 nella dieta diventa fondamentale. L’alimentazione occidentale tende infatti a essere sbilanciata a favore degli omega 6, presenti in molti oli vegetali raffinati e prodotti industriali. Riequilibrare questo rapporto, aumentando l’assunzione di omega 3, può contribuire a sostenere il benessere generale dell’organismo.

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Le principali fonti alimentari di omega 3  sono: pesce azzurro (sardine, sgombro, alici), salmone, semi di lino e olio di lino, semi di chia, noci ed anche le alghe (fonte vegetale di DHA). In alcuni casi, sotto consiglio medico, si può ricorrere a integratori specifici, soprattutto quando il consumo di pesce è scarso o in presenza di particolari esigenze cliniche. Integrare gli omega 3 nella routine alimentare non richiede cambiamenti radicali: è spesso sufficiente consumare pesce due o tre volte a settimana e arricchire l’alimentazione con semi e frutta secca. Piccoli gesti quotidiani che, nel tempo, possono fare una differenza significativa per la salute del cuore, del cervello e dell’intero organismo. Come per ogni nutriente, la chiave non è l’eccesso ma l’equilibrio. Gli omega 3 rappresentano un esempio concreto di come una scelta alimentare consapevole possa trasformarsi in un investimento a lungo termine sul proprio benessere.