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Melanoma: pembrolizumab riduceil rischio recidiva del 43 per cento

Uno studio coordinato dall’Organizzazione europea per la ricerca e la cura del cancro (Eortc) rivela che la somministrazione dopo resezione chirurgica è efficace nel ‘bloccare’ le neoplasie
di Maria Rita Montebelli domenica 21 gennaio 2018

2' di lettura

Chi ha vissuto l’incubo del tumore lo sa, il rischio di recidiva è una prospettiva spaventosa con la quale è difficile convivere ed è per questo motivo che riveste un’importanza fondamentale individuare farmaci che diminuiscano la ricorrenza delle neoplasie. Non stupisce dunque la soddisfazione di Msd e dell’Organizzazione europea per la ricerca e la cura del cancro (Eortc) nel rivelare i risultati positivi dello studio di fase 3 Eortc1325/Keynote-054: l’anticorpo monoclonale pembrolizumab, riduce del 43 per cento il rischio di recidiva dopo resezione chirurgica del tumore nei pazienti operati per un melanoma ad alto rischio stadio III. “Questo studio coordinato da Eortc è fondamentale – spiega la professoressa Paola Queirolo, responsabile del Disease management team (Dmt) melanoma e tumori cutanei all’ospedale policlinico San Martino di Genova - Sono stati coinvolti 1.019 pazienti, da luglio 2015 a novembre 2016. L’obiettivo era valutare il beneficio del trattamento immunoterapico con pembrolizumab dopo la chirurgia della lesione e dei linfonodi positivi, nei pazienti con melanoma in stadio III. Pembrolizumab è stato quindi somministrato a questi pazienti per un anno dopo la resezione chirurgica. Per la prima volta in 40 anni assistiamo a un dato importante sul beneficio della terapia adiuvante nel melanoma rispetto al placebo. Nell’ultimo quarantennio infatti l’unico farmaco approvato in questa popolazione di pazienti è stato l’interferone, che però offriva risultati solo in alcuni sottogruppi. Alla luce di questo studio cambierà certamente la pratica clinica in modo radicale. I dati sono infatti solidi, se consideriamo la distanza dalla fine del trattamento: il primo paziente è stato inserito nello studio due anni e mezzo fa. È importante che l’iter di approvazione sia veloce, perché potremo parlare di pazienti guariti grazie a una strategia terapeutica tempestiva nella fase adiuvante. Grazie all’immuno-oncologia una percentuale di pazienti con melanoma in fase metastatica guarisce. Oggi questo studio implica un’ulteriore svolta epocale, perché indica l’opportunità di anticipare la terapia immuno-oncologica, instaurando il trattamento subito dopo la chirurgia senza attendere la ricaduta”. Nel 2017 sono state 14 mila le nuove diagnosi di melanoma, un tumore che si sviluppa nelle cellule che producono la melanina ed è il più pericoloso tra le neoplasie cutanee, essendo responsabile del 79 per cento dei decessi per tali patologie. “Si è trattata di una proficua collaborazione tra Msd e Eortc e i risultati di questa analisi mostrano il grande potenziale di pembrolizumab nel prolungare, in maniera significativa, il tempo libero da recidiva in pazienti con melanoma ad alto rischio - ha affermato Roger Dansey, senior vice president and therapeutic area head, oncology late-stage development, Merck research laboratories - I dati mostrano il beneficio rilevante che pembrolizumab offre ai pazienti con melanoma. Ringraziamo i pazienti, i ricercatori e i nostri partner di Eortc per il fondamentale contributo a questo studio”. (MATILDE SCUDERI)

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