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Cancro al polmone: scoperto perchè l'immunoterapia non funzione su tutti i pazienti

di Paola Natalisabato 28 marzo 2026
Cancro al polmone: scoperto perchè l'immunoterapia non funzione su tutti i pazienti

2' di lettura

Il tumore al polmone non si limita a crescere e diffondersi: sa anche difendersi. E lo fa in modo sorprendentemente sofisticato, costruendo una sorta di barriera che impedisce al sistema immunitario di attaccarlo. È quanto emerge da una nuova ricerca coordinata dai ricercatori dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena (IRE), pubblicata sulla rivista scientifica Journal for ImmunoTherapy of Cancer. Lo studio aiuta a spiegare perché l’immunoterapia, una delle strategie più innovative nella lotta contro i tumori , non funziona per tutti i pazienti. Questo tipo di trattamento, infatti, si basa sull’idea di “riattivare” le difese naturali dell’organismo contro il cancro. Ma se il tumore riesce a nascondersi o a rendersi inaccessibile, anche il sistema immunitario più attivo può avere difficoltà a colpirlo.

Al centro della scoperta c’è una proteina chiamata hMENA, che agisce come una sorta di regista all’interno dell’ambiente che circonda il tumore. In particolare, regola l’attività dei fibroblasti associati al cancro: cellule che non sono tumorali, ma che finiscono per aiutare il tumore a crescere e a resistere alle cure. Per capire meglio, si può immaginare il tumore come una fortezza. Le cellule cancerose sono il “cuore” della struttura, ma intorno a loro operano cellule di supporto che rafforzano le difese. I fibroblasti, guidati da hMENA, contribuiscono proprio a questo: creano un ambiente ostile per le cellule immunitarie, impedendo loro di entrare in azione.

Questa barriera non è fatta solo di ostacoli fisici, ma anche di segnali chimici che confondono o respingono il sistema immunitario. Il risultato è che le cellule incaricate di difendere l’organismo restano fuori dal “campo di battaglia”.  La scoperta è importante perché apre nuove strade per rendere le cure più efficaci. Se si riuscisse a bloccare l’azione di hMENA o a modificare il comportamento dei fibroblasti, si potrebbe “smontare” questa barriera e permettere all’immunoterapia di funzionare meglio. In prospettiva, questo potrebbe tradursi in trattamenti combinati: da una parte farmaci che attivano il sistema immunitario, dall’altra terapie capaci di rendere il tumore più vulnerabile. Un approccio più preciso, costruito sulle caratteristiche specifiche di ogni paziente.

Non si tratta ancora di una cura definitiva, ma di un passo avanti significativo. Perché conoscere i meccanismi con cui il tumore si protegge è fondamentale per imparare a contrastarlo. E, soprattutto, per trasformare sempre di più il cancro da malattia difficile da trattare a condizione curabile con strategie mirate.