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Proteine, ecco come si "piegano" all'interno del nostro corpo

di Paola Natalivenerdì 22 maggio 2026
Proteine, ecco come si "piegano" all'interno del nostro corpo

2' di lettura

Le proteine non sono strutture rigide: per funzionare devono piegarsi in forme precise, passando attraverso una serie di stati intermedi. Questo processo, chiamato ripiegamento proteico, è molto complesso perché avviene in ambienti cellulari dinamici e non sempre in equilibrio. Capire come una proteina arriva alla sua forma finale è fondamentale per comprendere malattie legate al malfolding e per sviluppare nuove terapie. Uno dei problemi principali della ricerca è che molti di questi passaggi intermedi sono brevissimi e difficili da osservare. Le tecniche tradizionali spesso non riescono a “vedere” ciò che accade durante il ripiegamento, oppure richiedono condizioni artificiali che possono alterare il comportamento naturale delle proteine. Per superare questi limiti, come riporta PNAS è stata sviluppata una nuova tecnologia chiamata NEXT-FRET, una piattaforma di osservazione a singola molecola che permette di studiare le proteine in soluzione quasi nelle loro condizioni naturali. Il metodo combina la tecnica FRET a singola molecola, che permette di misurare le distanze interne delle proteine, con modelli matematici avanzati che ricostruiscono come le molecole si spostano tra diversi stati nel tempo.

I ricercatori hanno applicato questa tecnologia alla proteina legante il maltosio di Escherichia coli (MBP), una proteina modello molto studiata. I risultati hanno mostrato che il ripiegamento non è un percorso diretto, ma passa attraverso stati intermedi nascosti, tra cui una conformazione “chiusa” che si trova a metà strada tra forma iniziale e forma finale. Un risultato importante è che anche elementi esterni possono influenzare questo processo: Il peptide segnale, una sequenza che guida le proteine all’interno della cellula, modifica le barriere energetiche del ripiegamento, facilitando alcune transizioni. I chaperoni molecolari, proteine che assistono il corretto ripiegamento, possono invece stabilizzare forme non corrette e creare delle “trappole cinetiche”, rallentando il processo. In altre parole, il ripiegamento delle proteine non dipende solo dalla loro sequenza, ma anche dall’ambiente in cui avviene.

NEXT-FRET permette per la prima volta di osservare in modo diretto ciò che accade fuori dall’equilibrio, cioè in condizioni simili a quelle reali delle cellule viventi, dove tutto è in continuo movimento e consumo di energia. Questa tecnologia non si limita a descrivere la struttura finale delle proteine, ma permette di capire il percorso che le molecole seguono per arrivarci. Questo è fondamentale perché molti errori di ripiegamento sono collegati a malattie e perché intervenire su queste dinamiche potrebbe portare a nuove strategie terapeutiche. NEXT-FRET rappresenta un passo avanti importante nello studio delle proteine: non mostra solo “come sono fatte”, ma anche “come si muovono e si trasformano”. Grazie a questo approccio, la biologia molecolare può finalmente osservare processi invisibili fino a poco tempo fa, aprendo nuove possibilità per la ricerca biotecnologica e medica.