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Fabio Capello, la polemica: così Guardiola ha rovinato il calcio italiano

di Lorenzo Pastugliagiovedì 21 maggio 2026
Fabio Capello, la polemica: così Guardiola ha rovinato il calcio italiano

2' di lettura

Fabio Capello non ha mai avuto il vizio dei giri di parole, e anche stavolta lo ha dimostrato al ‘Global Launch of the 100’s’ dell’European Golden Boy, dove ha raccontato senza filtri il suo punto di vista sul calcio italiano. Il primo affondo è su una parola che negli ultimi anni è diventata quasi un’etichetta: “Guardiolismo”. Per Capello è un’imitazione mal riuscita. “Ci siamo fatti prendere la mano, abbiamo copiato un modello senza avere i giocatori adatti”, ha detto. Il risultato, secondo lui, è sotto gli occhi di tutti: meno verticalità, meno coraggio, più possesso fine a sé stesso. “Alla fine la palla gira, ma non succede niente”.

Il discorso si è poi fatto ancora più netto quando Don Fabio ha parlato di atteggiamento mentale. Il problema non è solo tecnico, ma culturale: “Se continui a dire ai giocatori di non perdere palla, finisci per spegnerli. Non rischiano più nulla”. E il calcio, nella sua visione, così perde qualcosa di essenziale. Poi il paragone con le squadre di oggi che dominano l’Europa: “City e Chelsea, certe volte, aspettano l’ultimo secondo per dare la palla al portiere. Noi abbiamo preso solo la forma, non la sostanza”.

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Lo spazio poi è andato anche al tema-giovani, che lo riporta indietro nel tempo. Capello ha raccontato un episodio ai tempi della Roma, con Daniele De Rossi e Alberto Aquilani: due talenti diversi, due reazioni opposte alla pressione della prima squadra. “De Rossi era già dentro il ritmo, Aquilani invece lo sentiva tutto addosso”. Capello non ha risparmiato nemmeno il tema delle seconde squadre, che non lo convincono fino in fondo: “Il calcio vero si impara anche cambiando ambiente. Restare sempre nello stesso sistema non aiuta a crescere”.

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Sul palco è infine intervenuto anche Adriano Galliani, che ha scherzato ricordando il percorso di Capello e i successi al Milan: “Voi non ve lo ricordate, ma l’Italia vince a Wembley nel '73 con un gol di Capello. Berlusconi e io arriviamo nel '76, troviamo Fabio che allenava la Primavera. Fece 4 anni di stage per diventare l’allenatore del Milan, lo diventa e vince 4 scudetti e fa 3 finali". Il dirigente ha poi parlato anche del periodo di Capello alla Juve, tornando sulla pagina amara di Calciopoli: "Sul campo ha vinto due scudetti con la Juventus. Non voglio ricordare la storia del 2004-2006". E Capello: "Non feriamoci", ma Galliani ha proseguito: "L'unico caso del mondo con il terzo che arriva primo. In cielo gli ultimi diventano i primi, sulla terra lo sono diventati i terzi”.