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Sostenibilita

Vanno bene le industrie delle rinnovabili e del 'bio', più deboli i rifiuti e l'ecoinnovazione

E' la fotografia scattata dal rapporto 'Green Economy per uscire dalle due crisi'

9 Novembre 2012

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Vanno bene le industrie delle rinnovabili e del 'bio', più deboli i rifiuti e l'ecoinnovazione
E' la fotografia scattata dal rapporto 'Green Economy per uscire dalle due crisi'

Rimini, 9 nov. - (Adnkronos) - Bene l'industria delle rinnovabili, ancora debole quella del recupero dei rifiuti; troppo import di ecoinnovazione, primato nell'agricoltura biologica. E' la fotografia della green economy italiana scattata dal rapporto "Green Economy per uscire dalle due crisi" realizzato dalla fondazione per lo Sviluppo Sostenibile in collaborazione con l'Enea e presentato in occasione degli Stati Generali della Green Economy, nell'ambito di Ecomondo. Il documento passa in rassegna i sei settori strategici per la conversione ecologica dell'economia: ecoinnovazione, efficienza e risparmio energetico, fonti rinnovabili, usi efficienti delle risorse e riciclo dei rifiuti, filiere agricole di qualità ecologica e mobilità sostenibile.

Per quanto riguarda l'ecoinnovazione, secondo l'ultima rilevazione dell'Eco-innovation Scoreboard del 2011, l'Italia si attesta al sedicesimo posto nell'Europa a 27 e sotto la media europea. A pesare sul giudizio è il grave ritardo nello sviluppo dell'ecoinnovazione che in buona parte viene importata e non prodotta in Italia. Positive invece le certificazioni di sistemi di gestione ambientale, la produttività energetica, l'intensità delle emissioni di gas serra, lo sviluppo del lavoro nelle eco-industrie dove è impegnata il 2,12% della forza lavoro contro la media europea dell'1,53%.

Anche per quanto riguarda la formazione l'Italia si comporta bene con 193 corsi universitari sulla green economy. Per quanto riguarda invece la voce 'efficienza energetica', molto si potrebbe fare: intervenendo su 11.000 uffici pubblici, 30.000 edifici scolastici e 70.000 di social housing, il Rapporto afferma che sarebbe possibile ottenere un risparmio energetico al 2020 di un milione di tonnellate di petrolio equivalente (Mtep), pari alla riduzione del 33% dei consumi negli edifici considerati, mentre un risparmio di altri 0,33 Mtep l'anno sarebbe possibile intervenendo sul 3% degli edifici di edilizia privata. Per ottenere questi risultati è però necessario prevedere e rivedere il sistema delle incentivazioni e delle detrazioni.

In Italia, nel 2011, le fonti rinnovabili hanno rappresentato il terzo settore di approvvigionamento energetico dopo petrolio e gas, con oltre il 13% del consumo totale lordo, facendo anche registrare l'incremento maggiore tra tutte le fonti: +7%. La crescita maggiore è del fotovoltaico cresciuto di oltre cinque volte e mezzo rispetto al 2010 e con 9,3 Gw installati nel 2011 ha reso l'Italia il primo mercato al mondo del fotovoltaico.

L'Italia risulta anche il terzo paese dell'Ue per occupati nelle rinnovabili dopo Germania e Francia con 108.150 occupati. Per raggiungere gli obiettivi europei al 2020 è stato anche stabilito un "burden sharing" fra le regioni italiane: la regione che dovrà generare più energia rinnovabile è la Lombardia con 2.905 ktep, seguita da Piemonte e Toscana. Se si compie un'analisi dei consumi di rinnovabili, le regioni da cui si attende il maggior consumo sono Marche e Sicilia. E veniamo ai rifiuti: la produzione di quelli urbani in Italia cresce più del Pil e dei consumi. Il metodo di smaltimento preferito è la discarica con ben 10 regioni che mandano in discarica più del 60% dei rifiuti urbani.

Ci sono invece in Europa sei paesi a discarica zero o quasi zero che hanno tassi di riciclo pari al 60%. L'Italia ha un recupero di materiali del solo 33%, dato questo che indica che c'è un grande spazio per la green economy. Nelle regioni italiane dove è più spinta la raccolta differenziata, è minore il costo di smaltimento dei rifiuti: in Lombardia con il 47% di raccolta differenziata si è speso 24,65 centesimi di euro per gestire un chilogrammo di rifiuti; in Veneto, con il 56,2%, 25,88 centesimi; nel Lazio invece con il 17,8%, 31,84 centesimi; in Sicilia con il 7,1%, 29,83 centesimi al chilogrammo. Gli occupati totali nella gestione dei rifiuti in Italia sono circa 120.000.

Bene l'agricoltura italiana, che ha saputo orientare le scelte produttive verso la qualità legata alle singole specificità del territorio sviluppandosi così lungo il percorso della sostenibilità. Testimoniano questo indirizzo virtuoso i 243 prodotti Dop, Igp e Stg, le oltre 4.600 specialità regionali, i 521 vini Doc, Docg e Igt e soprattutto i risultati raggiunti dall'agricoltura biologica che interessa più di un milione e 100 mila ettari. L'Italia si colloca così al secondo posto in Europa dopo la Spagna e può contare su 48.509 aziende, il più alto numero di aziende biologiche in Europa.

Infine, il Rapporto rileva che la mobilità in Italia si concentra per lo più all'interno della città, con spostamenti passeggeri al di sotto dei 10 km che valgono il 70% del totale. Le auto private italiane sono più di 37 milioni (il numero più alto in Europa) e causano inquinamento, congestione, incidenti, consumo di suolo tra i più alti in Europa.

Governare la domanda di trasporto, soprattutto in ambito urbano, significa agire su misure come il telelavoro o il car sharing, smart growth per riportare la lunghezza degli spostamenti a livello di 10 anni fa (-9 Mt di CO2 al 2030); car pooling, la city logistic. L'innovazione tecnologica, poi, nel settore dell'auto (auto ibrida, auto elettrica ecc) potrà anche aiutare il settore dell'auto in crisi. Per il trasporto pubblico, la Cenerentola italiana, ci sono buone notizie: al 2020 sono stati finanziati 105 nuovi Km di metropolitane e 50 di tramvie.

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