Cerca

Sostenibilita

Governi bocciati in materia di clima, nessuna politica virtuosa messa in campo

Germanwatch: "Sono i Paesi più poveri a pagarne le conseguenze"

A parte i tre primi posti lasciati vacanti, la 'top ten' della classifica 2013 sulla performance climatica è ancora una volta dominata da Paesi europei. L'Italia è passata dal 48esimo al 21esimo posto

7 Dicembre 2012

0
Governi bocciati in materia di clima, nessuna politica virtuosa messa in campo
A parte i tre primi posti lasciati vacanti, la 'top ten' della classifica 2013 sulla performance climatica è ancora una volta dominata da Paesi europei. L'Italia è passata dal 48esimo al 21esimo posto

Doha, 7 dic. - (Adnkronos) - Una classifica in cui rimangono vuoti i primi tre gradini del podio, perché nessun Paese o governo ha saputo mettere in campo azioni virtuose in grado di contribuire a limitare le emissioni e a tenere il riscaldamento globale al di sotto dell'obiettivo dei 2 gradi centigradi, assicurando così la sicurezza climatica. Lo stabilisce il rapporto di Germanwatch sulla performance climatica dei principali Paesi, realizzato in collaborazione con il Climate action network (Can) e Legambiente per l'Italia, e presentato a Doha. Una classifica che non mortifica, però, l'Italia che negli ultimi cinque anni ha fatto significativi passi in avanti, passando dal 48esimo al 21esimo posto di quest'anno.

In particolare la classifica della Germanwatch vede Danimarca (quarto posto), Svezia (quinto) e Portogallo (sesto) guidare la graduatoria dei 61 Paesi presi in esame dal rapporto e le cui performance sono state valutate attraverso il 'Climate change performance index' (Ccpi). Inoltre quest'anno per la prima volta sono stati presi in considerazione anche i dati sulle emissioni provenienti dalla deforestazione, fattore che ha determinato una discesa in classifica di Paesi come Brasile e Indonesia, dove il fenomeno ha un forte impatto sulle emissioni globali.

A parte i tre primi posti lasciati vacanti, la 'top ten' della classifica 2013 è ancora una volta dominata da Paesi europei. Occorre però sottolineare che stati come Olanda e Polonia presentano una performance di gran lunga al di sotto della media; mentre Paesi come Portogallo, Spagna, Italia, Irlanda e Grecia, hanno fatto considerevoli passi in avanti anche grazie alla riduzione delle emissioni dovuta alla recessione di questi ultimi anni. E se i Paesi più sviluppati lasciano a desiderare per le azioni messe in campo in materia di tutela ambientale e climatica, quelli più poverie in via di sviluppo sono quelli che pagano le conseguenze negative del risaldamento climatico.

I fenomeni meteorologici estremi, come tempeste, inondazioni e ondate di calore, hanno infatti colpito, nel 2011, soprattutti i Paesi emergenti e in via di sviluppo. Secondo il 'Global Climate Risk Index' pubblicato da Germanwatch in occasione della Conferenza di Doha, i Paesi più colpiti nel 2011 dagli eventi climatici attribuiti al riscaldamento globale sono stati Thailandia, Cambogia, Pakistan e El Salvador. Fanno eccezione gli Stati Uniti, unico Paese sviluppato a figurare nella top ten dei Paesi più afflitti da questi eventi estremi.

Spesso, osserva Germawatch, la maggior parte delle catastrofi causata dagli eventi meteorologici estremi non vengono neanche raccontate dai media internazionali, a differenza di quanto invece è accaduto con il passaggio di Sandy sulla costa orientale degli Stati Uniti. Eppure, i Paesi più poveri sono stati ben più duramente colpiti degli Usa: in Thailandia, per esempio, la violenza delle piogge ha causato danni per oltre 75 miliardi di dollari e quasi 900 morti. Eppure, la Thailandia è uno dei pochi Paesi che non ha ancora assunto un impegno concreto per limitare la crescita delle emissioni.

Nella classifica a lungo termine, che prende in considerazione gli anni che vanno dal 1992 al 2011, ad aver registrato il più alto numero di perdite economiche e di vite umane sono stati Honduras, Birmania e Nicaragua. In questa classifica, il Bangladesh per la prima volta non compare nei primi tre posti ma occupa la quarta posizione della graduatoria: il Paese, infatti, è uno dei pochi ad aver avviato diverse iniziative, senza aiuti esterni, per fronteggiare al meglio i cambiamenti climatici dimostrando che le politiche di adattamento possono aiutare a ridurre perdite e danni. L'indice di rischio climatico definito da Germanwatch si basa sui dati forniti da Munich Re e tiene conto del numero di decessi per 100.000 abitanti e dell'ammontare dei dannie conomici.

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

media