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Filiera corta, territorio e ambiente: il progetto 'Legno Clima'

30 Ottobre 2019

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Roma, 30 ott. (Adnkronos) - Valorizzare la filiera corta del legno, con benefici per il territorio, le comunità locali e anche il clima. Perché il legno è un materiale capace di stoccare naturalmente carbonio, che immobilizza al suo interno la CO2 in forma organica, favorendo così il contrasto al cambiamento climatico. Così nasce la piattaforma 'Legno Clima', ideata da FederlegnoArredo, con la collaborazione di Enel, che quantifica i crediti di carbonio generati dai prodotti legnosi.

Il legno, dunque, materiale sostenibile per eccellenza: assorbe il diossido di carbonio (meglio conosciuto come anidride carbonica CO2), sottraendolo all’atmosfera, e non produce rifiuti al termine del suo ciclo di vita.

Le aziende del legno-arredo, infatti, restituiscono una nuova vita al legno trasformandolo in tavoli, sedie, armadi, comodini, abitazioni: in questo modo, il legno prolunga la sua capacità di mantenere queste riserve di carbonio (carbon stock) per tutta la durata di vita dei manufatti legnosi.

Proprio per quantificare lo stock di carbonio contenuto nei prodotti legnosi prodotti a partire da legno vergine italiano, FederlegnoArredo ha ideato il Progetto 'Legno Clima' presentato in occasione del Secondo Forum nazionale sulla gestione forestale sostenibile, in corso oggi e domani a Roma al WeGil.

Questo progetto, realizzato da un pool di tecnici e forestali coordinati da FederlegnoArredo, è stato realizzato in linea con le indicazioni della Decisione 529/2013/EU, cardine delle politiche climatiche europee.

Basato su una piattaforma informatica di raccolta ed elaborazione dati, 'Legno Clima' permette alle aziende di inserire i propri dati di produzione per il calcolo del carbonio stoccato nei prodotti lavorati. Le aziende coinvolte sono in primo luogo quelle appartenenti al circuito confindustriale di FederlegnoArredo.

La collaborazione fra Enel e FederlegnoArredo è volta alla promozione della sostenibilità sul territorio nazionale, valorizzando l’utilizzo di prodotti legnosi, anche in sostituzione di prodotti a base di materiali meno ecocompatibili.

"Il Regolamento Ue 2018/841 (Lulucf) dice che tutti gli Stati europei devono misurare quanta CO2 c'è nel legno fatto da filiere corte, che viene dalle nostre foreste, e che deve restare legno cioè in un tavolo, in un pallet, in una casa di legno - dice Sebastiano Cerullo, direttore generale di FederlegnoArredo - Così abbiamo fatto una piattaforma che fa una tracciabilità di questo legno, preferibilmente che venga da foreste gestite in maniera sostenibile. Quindi entra un tronco ed esce quanta CO2 è stoccata".

"Questo per dare un valore alla filiera corta" e per fare in modo che nelle aree di montagna ci sia "un'economia del legno che tenga le persone ancorate al territorio: questa è un'altra forza del progetto", aggiunge Cerullo.

Per Antonio Nicoletti, responsabile aree protette e biodiversità di Legambiente, "questo progetto ha un valore interessante perché qualifica la filiera italiana, valorizza le aree interne e quelle tante comunità che grazie alle risorse del bosco hanno servizi sociali e sono presidi del territorio". Oltre ad avere "un valore etico visto che non importiamo legname. Insomma significa creare un cluster del made in Italy", aggiunge.

"Questo progetto va incontro a tante logiche positive: l'italianità, la conservazione del territorio naturale ma anche l'uso del legno visto che noi andiamo a stoccare CO2 e poi a genare economie ambientali positive in termini di impatto grazie all'uso di un prodotto che è territoriale, naturale, rinnovabile e mette in moto l'economia nazionale", sottolinea Paolo Viganò, Carbon Manager e Csr Manager di Rete Clima e consulente tecnico di FederlegnoArredo per il progetto.

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