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Allora è un vizio

Sanremo 2019, il precedente che inchioda Mahmood: "Perché è stato un complotto. Anche nel 2000..."

11 Febbraio 2019

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Sanremo, Fabio Fazio

Lo scandalo sul televoto per il Festival di Sanremo ribaltato dalle giurie di esperti e giornalisti ha un precedente pesantissimo nella storia della kermesse. Un caso in cui i pochi della Giuria d'onore sono riusciti a sovvertire l'indicazione della volontà popolare risale al 2000, quando il Festival di Sanremo era stato affidato a Fabio Fazio. Come ricorda Gino Castaldo su Repubblica, quell'edizione fu vinta dagli Avion Travel, cogliendo di sorpresa gli stessi artisti che già si stavano preparando per tornare a casa. La loro faccia stupita al momento della premiazione è la stessa di Mahmood, il rapper italo-egiziano che pur essendo arrivato terzo con il televoto, ha vinto l'edizione del 2019 grazie alla Giuria d'onore.

Il caso del Sanremo di Fazio però è ancor più controverso rispetto a quello dell'edizione diretta da Claudio Baglioni, che ha ammesso tutti i difetti del sistema di voto. Quasi vent'anni fa "ci fu davvero il complotto della giuria di esperti, un colpo di mano peraltro regolare, autorizzato dal regolamento". A ogni membro della giuria di qualità bastò infatti mettere zero a tutti gli altri partecipanti e 10 agli Avion Travel, in questo modo il loro giudizio riuscì a ribaltare diverse posizioni. Solo l'anno successivo il meccanismo fu revisionato, portando alla vittoria Elisa. Eppure quest'anno certi brutti vizi sembrano essere tornati.

La versione riportata da Repubblica però viene contestata da Roberto Cotroneo, che nel 2000 faceva parte della giuria di qualità. In una lettera pubblicata da Dagospia, Cotroneo respinge l'accusa di aver ordito un complotto per far vincere gli Avion Travel: "Era vero che votavamo per secondi, che conoscevamo il risultato del voto del pubblico - scrive il giornalista - e avevamo il 50% dei voti totali. Ma nessuno ha dato 0 o 10, per alterare la classifica. Abbiamo dato voti alti agli Avion Travel, a Carmen Consoli e a Samuele Bersani (ma pure a Gigi D’Alessio, per chiarire sul fatto che non c’erano atteggiamenti radical chic, Gigi peraltro piaceva molto a Roberta Torre, Goran Bregovic e Carlo Alberto Rossi che diceva che Non dirgli mai era una canzone musicalmente perfetta)". Cotroneo poi si difende dicendo che non conoscevano la lunghezza della classifica e che il giudizio all'interno della giuria non era omogeneo.

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