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Paolo Bonolis torna in Rai da Diaco e si confessa: "Da bambino ero timidissimo, oggi non vado mai alle feste"

1 Dicembre 2019

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Paolo Bonolis torna in Rai da Diaco e gela lo studio: "Qua è pieno di farabutti". Poi la confessione totale

Adesso Paolo Bonolis non ha più segreti. In un'intervista fiume a Io e te di notte, il programma di Rai1 di Pierluigi Diaco (che ieri ha fatto il 10% di share chiudendo il primo ciclo con una media altissima), racconta tutto. Ma proprio tutto. Senza filtri. 

Bonolis è l'uomo dei record: nel 2010 ha pronunciato 332 termini in 60 secondi. È l’uomo dei record anche per le sue trasmissioni, seguitissime dal pubblico di ogni età. Da sempre. "Sono sempre un po' in difficoltà quando sono nelle trasmissioni altrui perché non vorrei rovinare i meccanismi che sono stati scritti e voluti da chi sta conducendo quella trasmissione, quindi tendenzialmente c’ho un po' di imbarazzo! Però qua li conosco tutti. È tutta gente con cui ho lavorato… è pieno di farabutti qua dentro", dice il famoso conduttore rompendo il ghiaccio ad inizio trasmissione. Poi parla della solitudine. Et voilà: colpo di scena.

“È fantastica! La solitudine è una splendida posizione nell’esistenza, dove ti permetti di ragionare e di pensare senza il frastuono degli altri. Al contempo, è qualcosa che le nuove generazioni stanno perdendo soprattutto nella possibilità di annoiarsi. I giovani oggi vengono telecomandati nella loro quotidianità, dagli smartphone… - racconta Bonolis -. La solitudine è una cosa che mi piace particolarmente. Come mi è piaciuto scrivere, che è una cosa completamente differente dal parlare“. In libreria, in queste settimane, sta andando fortissimo il suo ultimo libro.

Ma proprio lui, l’uomo del Guinness della parola, da bambino era timidissimo. Lo immaginate un Bonolis nell’angolo, solo, senza fare il mattatore della serata? Tutto vero. Ed è lui stesso a svelarlo. “Ero timido nel far le foto, timido in tutto… però avvertivo dentro il piacere di far star bene gli altri! Avevo questa vena esibizionistica, di cui, però, mi sono sempre vergognato molto. Quando andavo alle feste da ragazzino, stavo sempre in un angoletto. Anche oggi, non vado mai alle feste, tu lo sai…ai ricevimenti, perché mi inquieta questa cosa. Aver trovato, fortunatamente, questa opportunità di lavoro, mi ha permesso di tirare fuori questo utilizzando l’alibi della professione. E quindi, come dico nel libro, mi sono nascosto dove c’è più luce. Riesco a tirar fuori quella parte di me perché ho l’alibi che sto facendo il mio lavoro”. Parola di Bonolis.  

di Francesco Fredella

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