Giuseppe Povia è pronto ad affrontare un’altra tematica scottante e attualissima: il bullismo. Proprio nei giorni più prossimi al Festival di Sanremo, tra la fine di febbraio e i primi mesi di marzo, pubblicherà un nuovo brano sul tema dal titolo: Non dormivo la notte. Lo farà, però, alla sua maniera libera e controcorrente. La chiave del brano non vuole essere un semplice «dare contro i vari bulli», ci spiega, «perché a pensarci bene se ci mettessimo a fare solo quello, in qualche modo diventeremmo come loro». L’obiettivo vero di Povia col nuovo brano è invece quello di «descrivere una società dominata dal bullismo in ogni settore. Sarà in scaletta nel tour 2026». Ce lo annuncia all’inizio dell’intervista che gli abbiamo proposto un po’ sull’onda della nostalgia. Non sembra quasi vero, infatti, ma da quel 2006 in cui Povia vinse il Festival di Sanremo con Vorrei avere il becco, tubando come un piccione, sono trascorsi ben due decenni. Anni nei quali il cantautore milanese è diventato grande. Padre di due figlie ma sempre con la stessa voglia di emozionare, stupire e far riflettere.
Povia, anzitutto, con vent’anni in più sulle ali, il suo “piccione” sanremese come se la passa?
«Bene, sono felice di fare ancora tanti concerti grazie ai quattro Sanremo ai quali ho partecipato».
Vorrei avere il becco è ancora molto richiesta e la gente la canta emozionata e divertita. Sono canzoni”‘sbloccaricordi”. Un aneddoto che le viene in mente su quella strana edizione del Festival condotta da Panariello?
«Ero reputato outsider, deriso da quel bullismo che chiamano critica. I numeri e le quote indicavano altri vincitori. C’erano artisti forti come Britti, Grignani, Zarrillo, Nomadi, Ron, Dolcenera, Tatangelo, Zero assoluto, Spagna. Nessuno puntava sul “piccione” ma la gente a casa ha premiato la canzone perché oltre ad averla dedicata a mamma, papà e ai nonni, era rivolta a 14 milioni di famiglie, 30 milioni di persone, mezza Italia».
Paolo Bonolis sgancia la bomba: "Chi è stato escluso per meschinità politica"
Povia? Escluso per "meschinità politica". A dirlo senza troppi giri di parole è Paolo Bonolis. O...Tre anni fa ci ha detto che sognava di tornare all’Ariston con una canzone dedicata alle sue figlie. È una speranza che coltiva ancora?
«Ogni volta che propongo un mio brano cerco sempre di scrivere qualcosa di straordinario, cioè fuori dall’ordinaria canzone d’amore. Ma poi non mi aspetto niente, perché capisco gli interessi e le dinamiche che spesso vanno oltre le canzoni...».
La sovranità appartiene ancora al “pop” o la musica leggera, tra autotune e trapper, è completamente andata fuori fase?
«Secondo me tutti fanno pop. Strofa, ponte, ritornello, indipendentemente dai suoni. Tutti vogliono essere notati e arrivare in cima al castello. Oggi è più facile con i social e l’AI che ti crea canzoni e testi in 20 secondi. Ma così canti solo cose che hanno vissuto altri. L’AI dovrebbe essere un aiuto, non un sostituto».
In prospettiva per la musica l’AI sarà un problema o una risorsa?
«In campo artistico se usata come spunto o, ripeto, come aiuto per migliorare, generare qualcosa e sviluppare idee è ok, ma se sostituisce la crescita individuale della persona allora quella crescita la blocca e la fa degenerare. In campo medico invece spero che la tech curi un male in 25 secondi, sostituendo la parte malata con una parte sana».
Nella sua vita quotidiana e nel suo lavoro l’AI ha fatto ingresso o è ancora un’estranea per lei?
«Sono uno che ha ancora molte idee e l’arrangiamento che voglio l’ho già in testa, ci metto poco a metterlo sul banco, non ho fretta».
Il giorno di Capodanno la canzone della puntata de La ruota della fortuna è stata la sua Quando i bambini fanno ohhh... La tenerezza e lo stupore sono diventati “vintage” come i programmi televisivi oppure restano l’ancora di salvezza del mondo?
«In mezzo a questo “bullismo” in cui sono tutti contro tutti, credo che le emozioni, la tenerezza e lo stupore siano l’unica possibilità per essere migliori».
Visto che sta affrontando così trasversalmente il tema, non le sarà sfuggito che un grande personaggio internazionale additato come “bullo” è Trump nuovamente in dura polemica con la comunità lgbt+ americana. Lei cosa ne pensa?
«Trump quando parla si rivolge sempre a tutto il mondo. È un po’ come se fosse il presidente del mondo, non solo degli americani. E quindi certamente non dovrebbe deridere nessuno però...».
Anche in questo passaggio c’è un’altra faccia della medaglia. È così?
«Esattamente. Penso infatti che alla fine dei giochi tutta questa propaganda che mira a cancellare differenze e discriminazioni, ottenga di fatto l’effetto contrario e generi ancora più bullismo. Del resto mi chiedo: se siamo nell’era nel genere fluido in cui tutti possono cambiare perché “Luca era gay e adesso sta con lei” non può andar bene? Ecco, io penso anche questo sia una forma di bullismo ipocrita».
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Te la do io TeleMeloni. I gufi di Sanremo non cantano più. Record di ascolti per la prima serata del Festival, vi...Oggi, rispetto a pochi anni fa, c’è anche un ritorno al cantautorato. Le piacciono, li ascolta, li conosce questi giovani?
«No perché anche se molto bravi, puntano solo su canzoni d’amore facili che non restano nel tempo. Non si espongono su nessun tema sociale e questo conferma che l’arte non è libera ma molto limitata».
Se dovesse mandare un piccione viaggiatore a Carlo Conti messaggio gli farebbe consegnare?
«Quello che gli dico sempre: che è un grande e che non è facile stare dove sta. Secondo me vorrebbe accontentare tutti e dire di sì a tutti ma non può e magari soffre i vari vaffa...».
C’è qualcuno, nel mondo dello spettacolo e non solo, a cui sente di dover essere grato?
«Paolo Bonolis per tre motivi. Mi ha lanciato, è una persona obiettiva e poi perché ultimamente ha detto: Povia è escluso per ciò che pensa».
Chi invece, se c’è e se può dirmelo, le ha messo i bastoni fra le ruote?
«Secondo me nessuno in particolare, ho fatto tutto io. Mi sono esposto tanto, ho fatto scelte giuste e sbagliate, però dai, almeno ho scelto...». (sorride, ndr)
Tra Corona e Signorini chi sceglie?
«Ci devo ancora pensare, scelta difficile... (ride, ndr)».
Tra un posto nella casa del GF Vip, una sedia da giudice a X Factor o Amici e un seggio parlamentare per il suo prossimo futuro cosa sceglierebbe?
«Il GF Vip me lo propongono da anni ma non mi ispira. Il seggio non fa per me. X Factor e Amici sarebbero un sogno, sarei comunque un giudice obiettivo, nel bene e nel male».
Qual è nel 2026 l’identikit del fan tipo di Giuseppe Povia. Provi a descriverci le persone che la seguono nei suoi sempre numerosi concerti?
«Grazie a Dio mi conoscono tutti per qualche canzone quindi parto con un vantaggio... poi i saluti finali si dividono in: “Non ti conoscevo profondamente e ti seguirò perché il taglio che dai ai concerti è diverso dallo standard” e “Ogni concerto è sempre diverso da quello prima”. Famiglie, bambini, giovani, nonni e nonne. Un miracolo».




