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Elena di Troia nera fa litigare l'America

Il regista Christopher Nolan ha scelto Lupita Nyong’o, messicana di origini kenyane: le derive del politicamente corretto
di Alessandro Gonzatomartedì 3 febbraio 2026
Elena di Troia nera fa litigare l'America

3' di lettura

Lupita è bella, e lo era anche Elena di Troia, «così bella che gli uomini hanno iniziato una guerra per lei». E però Lupita Nyong’o, messicana con cittadinanza kenyota – 41enne nera come l’ebano – non è «dalla pelle chiara e bionda», come Omero descrisse la sposa di Menelao. Quindi se Lupita sembra un Masai in miniatura perché il regista Christopher Nolan l’ha scelta – pare manchi poco all’ufficialità – per interpretare un mito dal volto pallido? Semplice: anche l’Odissea è diventata politicamente corrotta.

La notizia ha iniziato a girare sui social, Elon Musk è partito a razzo con un tweet («Nolan ha perso la sua integrità») ma si sa che Musk era o è – chissà – amico di quel razzistaccio di Trump, dunque il parere del padrone di “X” non conta per l’intellighenzia rossa con spiccate tendenze arcobaleno. Non conta negli Stati Uniti e figuriamoci se conta qui.
In gergo tecnico la scelta di attori, attrici e attor* di colore per interpretare personaggi notoriamente di cromia differente si chiama colour-blind casting. In termini popolari, invece, si dice che non ha il minimo senso, ma per il business è fondamentale, fa discutere, la discussione porta gente al cinema, su Netflix o dove altro uscirà il film, e questo porta un sacco di pubblicità politicamente corretta. Anche perché, diciamocelo, senza un po’ di casino attorno chi diavolo andrebbe a vedere, nel 2026, un film sull’Odissea? Oltretutto il film esce a luglio...

La discussione su “X” è partita da un utente che ha definito la scelta «un insulto a Omero». Non pensiamo che il poeta se la prenda, era pure cieco e non avrebbe potuto godere della bellezza d’ebano di Lupita. Non è un insulto a Omero ma è l’ennesimo inutile stravolgimento.

Supponiamo che la Maga Circe possa continuare a trasformare gli uomini in maiali solo perché sono bianchi, e perché sono uomini. Vedrete però che le femministe accuseranno Ulisse di patriarcato: «Basta costringere Penelope a fare e disfare la tela! Ha diritto a rifarsi una vita!».

La Disney un paio d’anni fa ha fatto nera la Sirenetta, nel senso che ha scelto un’altra attrice di colore, Halle Bailey: in diversi Paesi è stato un flop ma in altri ha strappato contratti faraonici. I nuovi criteri dell’inclusività hanno cambiato la colorazione a Lupin. Il protagonista della serie televisiva è Omar Sy, che per Repubblica (ottobre 2023) «è un perfetto ladro-eroe che sfida il razzismo». Noi eravamo rimasti a Lupin che sfidava l’ispettore Zenigata, i gendarmi, i guardiani dei musei, gli allarmi a infrarossi, la legge, la galera. No: Lupin si è dato alla lotta alle discriminazioni, nel senso che se sei bianco devi scusarti di esserlo e automaticamente disprezzi chi non lo è.

Secondo Omar Sy – Repubblica ha intervistato il capo della produzione – «Assane (il personaggio ispirato da Lupin, ndr) usa il razzismo di cui è oggetto come strumento per travestirsi». «Sì», la risposta non ammette repliche che comunque non ci sarebbero state, «sì perché i pregiudizi nei suoi confronti gli permettono di scomparire. L’idea è che un ricco uomo bianco non guarda con attenzione un uomo nero e povero, e se qualcuno è distratto è la vittima perfetta per un furto. Così il tema sociale emerge in modo divertente». Capito?

Il politicamente corrotto ha colpito pure Peter Pan, sopravvissuto a Capitan Uncino e allo scorbuto ma infilzato dai maestrini finto-buonisti perché chiamava «pellerossa» i nativi americani. In Lilli e il vagabondo (1955) e Gli Aristogatti (1970) ci sono malefici gatti siamesi dagli occhi a mandorla, si somigliano tutti e questo ha scatenato la protesta, non dei cinesi ma di chi ci ha visto della discriminazione. Quando poi ai maestrini è tornato in mente che il micio-pianista, Shun Gon, suona con le bacchette, è venuta giù la Muraglia. Nemmeno Dumbo è sfuggito ai cacciatori progressisti: i corvi che volano con lui, neri e dall’accento marcato, sono passati per caricature di «neri da piantagione». Gracchiate razziste.

I Pitura Freska si sono salvati (per ora): Sarà vero/ Dopo Miss Italia aver un Papa nero, no me par vero/ Un Papa nero che scolta e me canson en venessian/ Parché el xe nero african...