Nicola (Savino, dj, conduttore, imitatore, l’altra metà di Linus) sei tornato al DopoFestival, ormai è un po’ la tua seconda casa.
«È il mio quarto, l’ultima volta fu nel 2020 e si chiamava l’AltroFestival, telo ricordi?».
Impossibile dimenticarlo... fu quello di...
«...Bugo e Morgan! Che puntata...».
Diciamo pure che hai avuto un gran culo, quando capitano cose del genere è tutto più facile.
«Beh, lì la puntata in effetti si è fatta da sola! L’altro giorno Fiorello ha detto a Carlo Conti “Ti auguro un Festival pieno di polemiche”. Per biechi interessi personali è ovviamente anche il mio augurio...».
Altrimenti tocca arrangiarsi...
«Eh, se c’è la ciccia tela cavi con quella, altrimenti bisogna arrangiarsi con le “risorse interne”. Per fortuna sono ottimamente accompagnato: con me ci sono Aurora Leone, Federico Basso, il maestro Cremonesi. Tutti e tre bravissimi, non potevo chiedere di meglio».
Da cosa si differenzia il tuo DopoFestival da quelli degli altri?
«Te lo dico in termini calcistici: io utilizzo il 442, lo schema classico e ortodosso. Lo pretendo così, possiamo dire che con me torna il vero DopoFestival, quello dei cantanti che accettano l’invito e a caldo si lasciano interrogare dai giornalisti e magari cantano pure col maestro Cremonesi, anche se hanno le corde vocali lise».
Hanno detto tutti sì?
«Ho il sì del 90% degli artisti in gara e pure della divina Laura (Pausini ndr)».
Dopo quattro ore di canzoni perché l’italiano medio dovrebbe seguire anche il post?
«Beh, noi siamo come il dopo partita del calcio, se la tua squadra del cuore ha vinto - e il Festival negli ultimi anni ha funzionato eccome - vuoi sentire anche cosa hanno da dire “i giocatori”, ti piace anche l’intervista al magazziniere. Il resto tocca a noi».
Da chi ti aspetti grandi cose? Chi sono i Bugo e Morgan di questa edizione?
«Non ambisco a tanto, ma mi aspetto molto dalla, diciamo così, area napoletana: Sal Da Vinci, Serena Brancale, LDA, Aka 7even, spero che venga fuori il loro calore insieme a quello di Aurora Leone che però è di Caserta».
Quanto te ne frega dei dati d’ascolto? Ti prego non dirmi “non sono affatto interessato, gne gne gne”.
«Eccome se mi interessano i dati! Chi dice che a quell’ora non sono importanti mente sapendo di mentire».
...che poi dopo le due di notte finisci nel computo del giorno dopo...
«Da questo punto di vista il ritmo di Conti ci aiuta: lui ha fretta di accorciare e ci consente almeno venti minuti di dati “a referto” prima delle due».
Soffri le ore piccole o sei un animale notturno?
«Io sono più un’allodola che un gufo, ma durante il giorno trovo il modo di fare delle pennichelle tattiche, altrimenti con i ritmi di Sanremo alla diretta ci arrivi sfatto».
Com’è cambiato in questi anni il Festival?
«Moltissimo. È diventato un mix tra lo show di fine primo tempo al Superbowl e la finale NBA. Anche la città si è trasformata: ogni dieci metri c’è un evento e ci si stordisce a colpi di selfie».
Faticoso?
«Sì, ma ho deciso di provare tutto. Per questioni anagrafiche non è detto che in futuro abbia le stesse forze. È un’esperienza che va vissuta fino in fondo».
Dimmi il podio di Sanremo e nessuno si farà male.
«Allora, te ne dico quattro papabili per il podio: Serena Brancale, Marco Masini e Fedez, Sal Da Vinci e Ditonellapiaga».
E invece la tua preferita?
«Non si fanno figli e figliastri ma c’è un’area cantautorale romana che mi acchiappa, da Fulminacci a Tommaso Paradiso. Però...».
Però?
«...però ieri mi sono messo a piangere mentre sentivo il pezzo di Serena Brancale. Ero di fianco a Carlo ed è proprio scesa la lacrimuccia...».
E lui cosa ti ha detto?
«Mi ha preso per il culo»




