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Di Fabrizio Biasin

Andrea Stramaccioni, il mister in Iran alla ricerca di un perché

14 Giugno 2019

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Andrea Stramaccioni

Dura la vita dell' allenatore. E uno dice: «Sei scemo? Guadagnano milioni». E anche questo è vero. Ma dura resta dura. Cioè, prendete Gattuso: un anno a sentirsi dare del pirla, dell' incapace e alla fine si ritrova fuori dalla Champions per un misero punto e certo non per colpa sua. E Allegri? Vince lo scudetto, lo rivince, lo rivince, lo rivince, lo rivince, ci mette sopra anche 4 Coppe Italia, 2 Supercoppe italiane, 2 finali di Champions e il commento dell' esperto medio è: «Mmm... poco».
Poco? Ma siete matti? Gli esempi si sprecano e, in generale, non deve essere semplice vivere un anno qua e due là, ma questo non è un pezzo nato con l' idea di filosofeggiare sulla figura del tecnico, semmai per raccontare la storia di uno di loro: Stramaccioni Andrea da Roma, neo mister dell' Esteghlal, club iraniano.

Stramaccioni Andrea da Roma si ritrova un bel giorno sulla panchina dell' Inter senza un vero perché. Guida la Primavera, i "grandi" stanno facendo abbastanza male e l' allora presidente Moratti decide di mandare affanzum mister Claudio Ranieri per scommettere su questo ragazzo di soli 36 anni. È il 26 marzo 2012. Il ragazzo porta casa un onorevole 6º posto in classifica con 58 punti e la vittoria nel derby con il Milan (4-2). Viene prontamente confermato e molti dicono a Moratti «non fare pirlate», ma lui è convinto e molti di noi pure (il qui scrivente è reo confesso). La stagione va in questo modo. Prima parte: vittorie di fila a raffica, successo a domicilio con la Juve per 1-3 (prima sconfitta dei bianconeri in campionato dopo 49 gare, prima "caduta" in serie A allo Juventus Stadium, frizzi e lazzi). Seconda parte: 19 punti totali nel girone di ritorno, 9° posto finale con 54 punti, 16 sconfitte, esonero (24 maggio, al suo posto arriva Mazzarri). Terza parte: bocciato a Coverciano per troppe assenze (5 luglio 2013) e non prende il patentino, il 25 settembre lo acchiappa con 110 e lode.

E inizia il «calvario». Dopo un anno di attesa trova casa a Udine, là dove i tecnici resistono una ma anche due ere geologiche. Lui, col fido Stankovic al fianco, regge una sola stagione (16º posto e soli 41 punti). È il 2015 e a novemre il giovanotto finisce in Grecia al Panathinaikos, mica pizza e fichi. Non va malissimo: 3° posto finale ma sconfitta ai playoff che qualificano alla Champions. Gli amci greci (una faccia, una razza) gli danno fiducia salvo poi rompersi le balle l' 1 dicembre 2016 dopo il ko in Coppa di Grecia contro l' Ofi Creta, club di seconda divisione. Altro giro, altra corsa: il 28 maggio 2017 finisce allo Sparta Praga con un contratto biennale, ma l' esonero arriva meno di un anno dopo: è il 6 marzo 2018. Il giro del mondo si interrompe, non definitivamente. Ieri il non più ragazzo (ma ha ancora "solo" 43 anni) si è accordato con l' Esteghlal (contratto biennale), squadra di Teheran titolatissima, vincitrice di 2 AFC Champions League, 7 Persian Gulf Cup e 6 Hazfi Cup. Un giorno, nel 2013, Strama disse: «Conte ha spiegato che in futuro potrebbe allenare Milan o Inter perché è un professionista? A me riesce difficile immaginarmi sulla panchina della Juventus, del resto sono ancora troppo giovane...». Dura la vita del tecnico (e buona fortuna, Andrea).

di Fabrizio Biasin

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