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La Grande Boucle

Tour de Force, la maledizione della maglia gialla: da Coppi a Pantani, lo vinci e muori giovane

5 Luglio 2019

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Tour de Force, la maledizione della maglia gialla: da Coppi a Pantani, lo vinci e muori giovane

Se racconti il Tour de France come puoi non dire «grandeur»? È un dato indiscutibile, perfettamente aderente alla Francia tout court. Dal 1903 a quest' anno siamo all' edizione 106. Il Tour è l' evento sportivo, annuale, più importate del mondo: le olimpiadi e i mondiali di calcio si celebrano ogni quattro anni. Il Tour è una massa enorme. È un romanzo d' appendice, una cronaca, un' acta diurna, ma anche un' enciclopedia e una tragedia.
Ed è una grande pittura. Il fotogramma di Bartali che passa la borraccia a Coppi è l' immagine che rappresenta il ciclismo in assoluto. E fa parte del Tour de France del 1952. E poi, naturalmente, il Tour è una «nazione mobile».
Raccontata dalla televisione con la massima qualità e gli investimenti maggiori, illustra le terre di Francia: le Alpi e i Pirenei, il Massiccio Centrale, la Normandia e la Riviera. Per concludersi sul circuito finale nella magica suggestione dei Champs-Élysées. Sì, la corsa, e lo spettacolo più grandi del mondo.
mussolini e bartali Nell' immensa storia del Tour scelgo un contesto e un momento, importanti: il 1938.
A fine settembre si terrà la conferenza di Monaco. Parteciperanno le maggiori potenze: Francia, Inghilterra, Germania e Italia. Mussolini intende esserne protagonista e si organizza. Sensibilissimo all' immagine e alla propaganda si concentra su due eventi di enorme importanza e visibilità. I mondiali di calcio, che si disputeranno in Francia, e il Tour de France. Ed entra in scena Gino Bartali. Il Duce lo convoca a Palazzo Venezia e gli ordina di vincere il Tour.
Gino non può che rispondere «farò del mio meglio». «No, deve vincere, del resto avrebbe già vinto lo scorso anno, se non avesse avuto quell' incidente». L' anno prima Bartali, in maglia gialla, era caduto in un torrente e aveva dovuto ritirarsi. Sì, avrebbe vinto. Uscendo dalla stanza il corridore incrocia un calciatore che sta entrando e che conosce, è Peppino Meazza, al quale verrà impartito l' ordine di vincere i mondiali. I due... eseguiranno. Il 19 giugno del 1938 l' Italia batte l' Ungheria 4 a 2 e diventa campione del mondo per la seconda volta. Mussolini troneggia circondato dai capi di stato europei. Non è finita. Il 31 luglio Bartali arriva a Parigi in maglia gialla. Mussolini è lì ad assistere. Il duce si è dunque apprestato una piattaforma formidabile. È leader di un Paese che domina nei due sport più popolari. Sarà l' eroe di Monaco con l' autorevolezza per favorire l' annessione dei Sudeti, parte della Cecoslovacchia ma di lingua tedesca, alla Germania. Un regalo fatto al suo amico Hitler che sembra soddisfatto e placato mentre sta già preparando l' attacco alla Polonia che poco più di un anno dopo scatenerà la seconda guerra mondiale.
l' ordine di andreotti Il regime, molto attento alla propaganda, aveva assunto come testimonial alcuni eroi dello sport, come Carnera, Meazza e Bartali, appunto. Ma il toscano non era un... affiliato. Si affrancò da quel ruolo, collaborando con la Resistenza: salvò centinaia di ebrei nascondendo documenti nel telaio della bicicletta. Non ne parlò mai, solo di recente, è notorio, la vicenda è emersa, e Bartali è stato nominato "Giusto fra le nazioni". Meglio che vincere i Tour.
Un segnale, pesante, che il Tour si addica a Bartali arriva dieci anni dopo la prima vittoria, nel 1948, ed è un altro segnale politico, di colore del tutto diverso. La vicenda è nota, è quando Bartali riceve, per telefono, da Andreotti, l' ordine di vincere il Tour per distrarre l' attenzione del popolo dall' attentato a Togliatti. E, ancora un volta, esegue. A 34 anni rivince la corsa oltre a 7 tappe.
Sopra, nelle definizioni, ho attribuito al Tour il lemma "tragedia". È proprio così. La maledizione di Tutankhamon è, al confronto, una banale superstizione. È un fatto che molti dei vincitori della corsa, anche fra i più importanti, siano morti giovani e... male. Ci sono state ricerche in quel senso. Una teoria accreditata è che quelle fatiche, a luglio, con sforzi estremi prodotti magari ai 40 gradi, probabilmente con l' aiuto di additivi - allora non c' era l' antidoping - possano aver compromesso alcuni equilibri e difese. Può essere. Ma ecco le storie. Gli italiani. Ottavio Bottecchia vinse il Tour nel 1924 e '25, da dominatore. Il 3 giugno del 1927 venne trovato agonizzante ai bordi di una strada vicino a Peonis, paese del Friuli. Morì pochi giorni dopo. E quella morte fu sempre un mistero.
Si parlò di malore, di incidente, qualcuno rilevò anche la posizione politica di Bottecchia, che non si dichiarava fascista. Fausto Coppi, due tour vinti, morì, quarantenne, nel 1960. Per una malaria non curata. Ma forse gli anticorpi del campionissimo risentivano delle fatiche immani, e del resto, di una carriera ventennale. Gastone Nencini, vincitore nel 1960, è morto nel 1980, a soli 49 anni. Di cancro. Marco Pantani: la sua storia è recente e non è chiusa.
Nel 1998 vinse Giro e Tour, roba per pochi.
L' anno dopo venne squalificato per doping. Di fatto non si riprese più. Cadde in depressione e il 14 febbraio del 2004 venne trovato morto nella stanza di un residence di Rimini. Causa della morte un' overdose di cocaina. Ma forse c' era dell' altro.
Proseguo per cronologia. Petit-Breton: vinse il Tour nel 1907 e l' anno dopo. Nel 1917 si arruolò, morì il 20 dicembre di quell' anno, nelle Ardenne.
Hugo Koblet, lo svizzero bello che si pettinava prima di tagliare il traguardo, vinse il Tour nel 1951. Morì nel 1964, a 39 anni, schiantandosi contro un albero con la sua Alfa Romeo.
la "nazione mobile" Louison Bobet: vinse 3 Tour consecutivi (1953-1955). Ebbe successo anche dopo le corse, come imprenditore. Morì nel 1983 a soli 58 anni, di infarto.
Jacques Anquetil, vincitore 5 volte, primatista. Gli piacevano le donne e la bella vita. Morì nel 1987, di tumore, aveva 53 anni. Louis Ocaña, hidalgo tormentato, tenne testa al cannibale Merckx, vinse il Tour nel 1973, dopo aver sfiorato altre vittorie sfumate per fortune o incidenti. Caduto in depressione per motivi di salute si sparò un colpo di pistola nel 1994. Aveva 49 anni. Laurent Fignon: vinse il Tour nel 1983 e nell' 84. Morì a 50 anni nel 2010, di tumore al pancreas.
Sì, storia triste e tragica, anche questa nel quadro della grandeur transalpina. Domani partirà il Tour. Sarà il solito spettacolo con tante vicende sportive e umane, e tutti gli scenari che sappiamo.
Una "nazione mobile", per 23 giorni.

di Pino Farinotti

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