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Vittorio Feltri, la lettera a Carlo Ancelotti: "Sei un grande ma almeno tu smettila..."

Marco Rossi
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Caro Ancelotti, perdoni se mi intrometto in una questione calcistica estranea alla mia professione di cronista generico. Non ho i titoli allo scopo di rimproverarla per il suo atteggiamento stravagante riferito alla ultima partita disputata al San Paolo di Napoli. Mi limito ad alcune osservazioni fredde, dopo aver assistito in tivù all'incontro della sua squadra con l'Atalanta, della quale confesso di essere affezionato quale bergamasco di nascita. Lei è sempre stato un gentiluomo sia da giocatore sia da allenatore e, non bastasse, ha ottenuto in entrambi i ruoli risultati eccezionali. Ricordo i suoi esordi nel Parma, addirittura promosso in serie B grazie non solo, ma soprattutto, a lei, possente centrocampista dotato di un folgorante tiro. Poi rammento le sue prestazioni nella Roma e nel Milan: roba di alto livello. Nelle vesti di trainer infine si è distinto per signorilità e produttività. Mi tolgo il cappello che non ho davanti a tanta qualità umana e sportiva. Per approfondire leggi anche: Serie A, il Napoli protesta contro gli arbitri Ecco perché oggi sono stupito e amareggiato per le sue reazioni scomposte all'episodio accaduto mercoledì nello stadio partenopeo. Mi riferisco allo scontro avvenuto in area tra Llorente e Kjaer. Il primo inavvertitamente, forse, ha colpito con una gomitata il secondo che di conseguenza gli è rovinato addosso. Fallo evidente e indiscutibile del suo attaccante, quindi niente rigore. La palla è finita tra le braccia del portiere nerazzurro. Che ha rinviato. Tutto si è svolto in modo chiaro, però lei unendosi al triste e sconsolante piagnisteo inscenato sugli spalti si è abbandonato a una protesta improntata a protervia al grido "era un penalty". Non lo era, ma a parte questo dettaglio simile a molti altri che si registrano abitualmente sui campi, mi domando come sia possibile che una persona seria quanto lei abbia potuto farsi trascinare in una sceneggiata farsesca finalizzata a dare del pazzo all'arbitro, che non ha fatto altro che applicare il regolamento. Capisco l' irritazione dovuta alla circostanza che un minuto dopo il campione Ilicic abbia segnato fissando il punteggio sul 2 a 2. Tuttavia non mi sembra il caso che un signore della sua statura si sia accodato all'isterismo dei tifosi e del presidente De Laurentiis, i quali si sono volgarmente stracciati le vesti per una discussa azione di gioco. Da lei, se non dalle tribune, ci saremmo aspettati un contegno più dignitoso. Le faccio notare che la povera Atalanta, in occasione della finale di Coppa Italia, persa contro la Lazio, non ebbe assegnata la massima punizione allorché un calciatore avversario colpì il pallone nettamente con una mano, eppure, al di là di ovvie lagnanze, non si scatenò la fine del mondo, e gli orobici dal primo all' ultimo rappresentante della società accettarono con rassegnazione l' esito contraffatto del match. Mi auguro che il piagnucolio dei napoletani, nonché il suo, si stemperi presto in un concerto di mandolini anziché sfogarsi nelle interpellanze parlamentari invero ridicole. di Vittorio Feltri

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