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L'iniziativa

I ragazzi dell'Inter e 350 alunni delle scuole milanesi alla prima tappa di "Palla in Rete"

23 Novembre 2019

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Fabio Galante

Regole, dialogo e buon esempio: per Fabio Galante ex campione di Inter, Torino, Genoa oggi dirigente della società nerazzurra intervenuto in Regione Lombardia alla prima tappa di Palla in Rete, è necessario prestare attenzione ai ragazzi, fare squadra con loro e trasferire modelli di comportamento positivi per vincere il fenomeno del bullismo e del cyberbullismo nello sport. Una partita, quella contro episodi di violenza fisica e verbale nello sport, in continua crescita, che si può vincere solo se il mondo sportivo e scientifico giocano nella stessa metà campo. Ed è quanto medici, allenatori, ma anche giornalisti, insegnanti e forze dell’ordine hanno fatto ieri mattina all’Auditorium Testori. Dinnanzi ad una platea di oltre 350 ragazzi provenienti dalle scuole secondarie di primo grado di Milano e provincia e il settore giovanile dell’Inter nella prima parte dedicata alla formazione con la partecipazione di Fondazione Scholas che ha trasmesso un video con il messaggio di Papa Francesco, i piccoli sportivi si sono misurati, con il supporto della psicoterapeuta di Casa Pediatrica Francesca Maisano, in racconti personali, alcuni dolorosi, altri di rivincita, ammettendo di essere stati bullizzati da compagni ed addirittura da allenatori, trovando nello sport a volte un alleato, altre volte un palcoscenico difficile da calcare. Guidati dalla giornalista Federica Bosco hanno portato all’attenzione degli adulti i loro timori ammettendo la paura del fallimento e dell’inadeguatezza che li spinge spesso a tacere anche con i genitori. Secondo i dati del Coni, che ha preso parte all’evento con il delegato regionale Carlo Pedrazzini, in Italia il 10 percento dei ragazzi in età scolare è stato vittima di bullismo in ambienti sportivi, il 15 percento degli adolescenti che pratica sport agonistico è stato preso in giro o ha subito scherzi in uno spogliatoio. Il 22 percento degli adolescenti preso in giro mentre fa sport perché non prestanti o poco dotati, abbandona poco dopo la pratica sportiva.

“Dinnanzi a questa richiesta di aiuto le istituzioni hanno il dovere di fare qualcosa – ha esordito l’assessore allo sport Martina Cambiaghi – come Regione Lombardia stiamo lavorando assiduamente con le scuole e con le forze dell’Ordine per contrastare il fenomeno. In particolare, con la Guardia di Finanza abbiamo ideato un progetto per portare alcune classi particolarmente vivaci a vivere l’esperienza sportiva al fianco dei campioni delle fiamme Oro. Ne è sortito un grande insegnamento per i ragazzi”. Presenti alla tavola rotonda, condotta dal giornalista sportivo Franco Ordine e da Camila Raznovich, carabinieri e polizia postale hanno spostato l’attenzione dagli spogliatoi al web. Un terreno di gioco ancora più ostico che nasconde insidie pericolose che sono trasversali, perché possono riguardare ragazzi di ogni ceto sociale e da cui occorre prendere le distanze “Bullismo e cyberbullismo sono due facce della stessa medaglia – ha sottolineato il Professor Luca Bernardo direttore della Casa Pediatrica del Fatebenefratelli – Sacco di Milano da anni impegnato nel contrasto di questi fenomeni – da noi arrivano bambini e adolescenti dai 7 ai 18 anni, vittime e bulli. In entrambi i casi facciamo un percorso di recupero in vari modi, dalla scuola allo sport inteso come gioco, fino all’arteterapia. L’arte è fondamentale e noi abbiamo avviato un percorso con l’accademia d’arte di Brera dove i ragazzi possono attraverso l’ausilio dei colori, e della pittura ritrovare equilibrio e serenità. Il mondo dello sport purtroppo se non vigilato bene può essere terreno fertile per il dilagare di episodi di bullismo e cyberbullismo perché la competizione e il desiderio di primeggiare spesso portano a schernire chi non è dotato o ha difetti fisici, amplificando con l’ausilio del web insulti, violenza verbale e anche forme più subdole di discriminazione verso un compagno di squadra considerato non all’altezza. Sono situazioni che possono minare l’autostima fino ad indurre un giovane atleta ad abbandonare la pratica sportiva. Per questo il sostegno dei campioni è fondamentale, perché ad un messaggio di un idolo sportivo si presta più attenzione”. “il fenomeno del bullismo ha numeri preoccupanti – gli ha fatto eco Mario Biondi, medico pediatra del Fatebenefratelli Sacco e grande sportivo – ed è in crescita anche in un ambiente che dovrebbe essere protetto come quello sportivo. La competizione, quando esasperata, spesso sfocia in denigrazione. Negli spogliatoi purtroppo accade di tutto, dal semplice scherzo goliardico, fino a veri e propri insulti verbali. Il mio appello accorato va dunque ai genitori e agli allenatori, non trascurate i più piccoli segnali che i piccoli atleti vi lanciano e siate per loro un modello positivo, troppe volte invece la sete di successo porta allenatori in campo e genitori sugli spalti ad incitare gli atleti a fare male all’avversario. Cosa fare? Come tutti gli ambienti sociali andrebbe controllato da un decalogo che dovrebbe essere fatto dal Coni, dall’associazione delle famiglie e dei medici. Deve esserci un approccio multidisciplinare verso questo fenomeno che necessariamente deve essere arginato”.

Capire e comprendere i silenzi dei più piccoli è un esercizio importante che genitori e allenatori dovrebbero imparare a fare. In quest’ottica un prezioso contributo è arrivato da Riccardo Bettiga, presidente dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia che alla tavola rotonda ha rimarcato la necessità di comprendere e aiutare sia le vittime che i bulli. “la richiesta di aiuto è trasversale. Sicuramente un bullo che agisce ha bisogno quanto la vittima di comprensione e in entrambi i casi è necessaria un’apertura da parte degli adulti. La cura del bullismo inizia proprio con l’ascolto”.
“Le parole fanno male – ha ribadito alla platea dei ragazzi il presidente dell’ordine dei giornalisti della Lombardia, Alessandro Galimberti – sono armi che provocano ferite che spesso non si rimarginano. Per questo è importante farne buon uso. In questo ci possono aiutare i campioni dello sport con il loro esempio e con i loro messaggi che, se ben veicolati, possono essere di grande supporto. Immaginiamo allora di giocare la partita contro il bullismo e il cyberbullismo su quello che è il terreno di gioco dei ragazzi, i social, con i campioni nella veste di influencer, ma portatori di valori sani. Forse in questo modo otterremo l’effetto sperato”. Un invito raccolto da Maurizio Nichetti, direttore del centro sperimentale di cinematografia di Milano, che ha subito messo a disposizione la sua professionalità per realizzare uno spot sociale con la partecipazione di un grande campione, Walter Samuel che sarà la novità di Palla in Rete 2020. Uno spot che sarà veicolato su media e sui social e che andrà ad arricchire la skill “BULLI OFF” messa a punto dagli sviluppatori di Amazon con il contributo di medici e psicoterapeuti di Casa Pediatrica. Uno strumento digitale, nuovo, che i ragazzi possono scaricare gratuitamente sui propri smartphone e a cui potranno porre domande per avere prime immediate risposte sul tema.

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