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Jannik Sinner, il retroscena: la mossa con Volandri che vale la semifinale

Leonardo Iannacci
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Nel tennis il ruolo di capitano non giocatore ha compiti non indispensabili: allunga l’asciugamano al giocatore durante i cambi campo, sta a sentirne le imprecazioni oppure lo applaude per un colpo vincente. Ce lo raccontano ex ct della nobiltà di Pietrangeli, Panatta o Bertolucci: «Cosa vuoi mai che possa raccontare a campioni abituati ad affrontare sfide di tornei importanti se non addirittura di Slam come Wimbledon o il Roland Garros? Poco o nulla». 

Filippo Volandri, a volte, si allarga come è accaduto ieri quando ha scelto i due singolaristi che avrebbero giocato il delicato quarto di finale fra gli azzurri e l’Olanda. Il numero uno Sinner era un punto fermo ma la sorpresa è stata quando ha fatto il nome di Matteo Arnaldi, un bravo ragazzo un po’ acerbo per sfide di tale livello dove i nervi vengono strofinati parecchio.
Un azzardo.

Il risultato? Dopo 3 ore di sofferenza, Arnaldi ha perso il primo match dei quarti al terzo set (7-6, 6-3, 6-7) contro il numero 51 al mondo, il semisconosciuto orange Botic van de Zandschulp: 1 a 0 per l’Olanda. Così è toccato a Jannik Sinner vestire i panni del salvatore della patria nel secondo, e a quel punto decisivo, singolare che Volandri ha affrontato con la faccia tirata del liceale davanti a una versione di latino di Seneca fondamentale per la promozione.

Per sua fortuna la polizza sicurezza ce l’aveva, qui a Malaga: Jannik Sinner. Davanti al quale è comparso Tallon Griekspoor, numero 23 del mondo, uno che tira forte ma non come il nostro carissimo riccioluto il quale, sfruttando prime palle di servizio che parevano missili, ha e chiuso il discorso in due set: nel primo ha studiato l’orange (7-6), nel secondo lo ha triturato (6-1). Quindi: settima vittoria di Jannik in otto incontri di Davis e Italia-Olanda 1-1.

Tutto è stato rimandato al doppio e qui, sottilmente, si è capito chi è il vero leader tecnico e psicologico della nazionale con la racchetta. E perché, oggi, il tennis italiano si traduce in una sola parola: Sinner. Tra il singolare vinto e l’imminente doppio, Jannik si è chiuso con Volandri nello spogliatoio dal quale è uscito l’annuncio della formazione per il decisivo doppio: lui, ovviamente, ma non in coppia con Simone Bolelli, bensì con Lorenzo Sonego che è anche il miglior amico di Sinner, quello con cui gioca infinite partite di Fifa alla playstation e che conosce bene. Pur non essendo dentro a quello spogliatoio, sospettiamo che Jannik abbia usato le parole giuste per “consigliare” il compagno di doppio ideale.
D’altronde, si è fuoriclasse anche per questi dettagli.

Ha avuto ragione Jannik. Sonego è stato infallibile contro il doppio orange composto da uno dei migliori specialisti del Circus, ovvero Wesley Koolhof, e da Griekspoor che si è trovato di fronte — ahilui — nuovamente i riccioli rossi di Sinner. Per il pass verso la semifinali sono bastate tre cose: la sicurezza nei turni di battuta dove Sinner e Sonego non hanno perso un colpo, la resa del diritto di Lorenzo, mortifero per i malcapitati batavi, e i break che hanno deciso il doppio, uno per set. Il punteggio finale di 6-3 e 6-4, prima dei festeggiamenti rumorosi, va in archivio come una pratica urgente evasa al meglio. Noi sappiamo che molti meriti vanno ancora una volta a Jannik, il quale alla fine neppure tanto affranto per il doppio impegno ha raccontato: «Giocare con un amico come Lorenzo è stato l’ideale, abbiamo trovato la formazione giusta e siamo felici di essere arrivati andati avanti». Sabato semifinali, si replica a soggetto. E Sinner c’è, grazie al cielo.

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