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Jannik Sinner e le "ombre russe": l'intreccio a Miami, "tutto apparecchiato..."

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Gabriele Galluccio
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Tutto sembra apparecchiato per una semifinale con Medvedev, ma guai a dare per scontate le vittorie che Sinner sta ottenendo a Miami. Jannik è in leggera flessione dopo essere stato imbattibile tra Melbourne e Rotterdam ed aver ceduto solo ad Alcaraz a Indian Wells. Un calo fisiologico, d’altronde non è l’uomo bionico, ma pur soffrendo sta portando a casa il risultato. Anche perché dall’altro lato della rete ci sono sempre avversari che non hanno nulla da perdere e che a volte giocano anche al di sopra delle proprie possibilità. È stato il caso dell’olandese Griekspoor, che gli ha strappato il primo set con un tennis di altissimo livello, salvo poi cedere nei successivi due. Ci ha provato anche l’australiano O’Connell, che ha una storia abbastanza particolare: anni fa si era addirittura ritirato a causa dei troppi infortuni, sulla soglia dei 30 anni sta giocando il suo miglior tennis.

O’Connell ha sorpreso Sinner, strappandogli il servizio a freddo e riuscendo a conservare il break di vantaggio fino all’ottavo game. Una volta sciolti gambe e braccio, Jannik ha alzato il livello e costretto alla resa l’australiano, che tra la fine del primo set e l’inizio del secondo ha perso sei game di fila. La striscia è poi stata interrotta dal malore di uno spettatore: da segnalare il gesto di Sinner, che ha offerto asciugamano e acqua per aiutare i soccorritori. Dopo lo stop forzato di una decina di minuti, Jannik ha infilato il settimo game vinto consecutivo ed è salito sul 3-0. Alla fine si è imposto per 6-4, 6-3.

 

AVANTI TUTTA
Ai quarti Jannik trova Tomas Machac, alla sua prima volta tra i migliori otto di un Masters 1000. Il ceco ha approfittato della giornata no di Matteo Arnaldi, battendolo con un doppio 6-3 e impedendo quindi il derby italiano, che sarebbe stato il secondo per Sinner, dopo aver superato Vavassori all’esordio nel torneo. In caso di semifinale è probabile che Jannik trovi ad attenderlo Medvedev, che finora ha fatto registrare un percorso netto: non ha perso neanche un set ed è ovviamente favorito contro il cileno Jarry, uscito vincitore dall’incontro con Ruud.

Tornando ad Arnaldi, la sconfitta con Machac è agrodolce. È vero che da lunedì sarà 35esimo o 36esimo al mondo, suo nuovo miglior ranking, ma al tempo stesso è inevitabile pensare che avrebbe potuto sfruttare meglio una grossa occasione. Forse ha pagato la tensione per essere al primo ottavo di finale in carriera in un Masters 1000. Fatto sta che il sanremese ha commesso troppi errori, rivelandosi meno lucido rispetto agli altri incontri giocati ottimamente in Florida. E vanno poi riconosciuti i meriti di Machac, che è stato molto solido e si è imposto senza concedere neanche una palla break. Il bicchiere è comunque mezzo pieno per Arnaldi, che a 23 anni appena compiuti sta continuando il percorso di crescita: sconfitte come quelle con Machac devono essere uno stimolo per migliorare ulteriormente.

I prossimi impegni di Arnaldi saranno in Europa, per la stagione su terra: il primo torneo sarà il Masters 1000 di Monte-Carlo, al via il 7 aprile. E chissà che non sia quella un’occasione per rivedere di nuovo almeno tre italiani agli ottavi: a Miami è successo soltanto per la quinta volta dal 1990 in un evento di tale livello. Segno che dietro al fenomeno Sinner c’è un movimento in grande salute.

 

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