Thiago Motta usa gli schemi della Schlein: per fare il definitivo «salto quantico» - ultima supercazzola di Elly – gli manca solo il baffone di Sandro Ruotolo in regia. Di baffo, però in difesa, Motta ne ha un altro, Veiga, che Giuntoli gli ha preso a gennaio in prestito secco a 4 milioni dopo che tre mesi prima s’era fatto male il baluardo della squadra, Bremer: sfiga, certo, ma se ti si spacca la Ferrari e la rimpiazzi con un’utilitaria elettrica, beh non puoi aspettarti di rimorchiare un granché. E Kelly, non la bionda del telefilm “Beverly Hills” ma uno che non giocava neanche al Newcastle – sempre in difesa – non giova alla causa. Oltretutto a 17 milioni. Motta come la leader dem, dicevamo: da inizio stagione non s’è mai capito cosa stesse facendo e chissà se almeno l’ha capito lui.
Cambiaso era un’ira di Dio, partiva da terzino destro, si accentrava per impostare e poi lo trovavi davanti che faceva gol, vedi la prima giornata contro il Como. Di colpo è finito in panchina, poi a sinistra, quindi Chi l’ha visto?. Non serviva il pendolino di Mosca per prevedere che Thuram sarebbe stato il miglior centrocampista per distacco. Ecco: Motta l’ha intuito ad annata compromessa, e il fratello di Marcus è rimasto in panca pure a Eindhoven quando la Juve è uscita dalla Champions contro lo stesso Psv che in due partite ha preso 9 pere dall’Arsenal. In Olanda Thuram è entrato al 77’ come Yildiz, il giocatore più talentuoso, il quale sulla schiena ha il 10 e per quasi tutto il campionato- prima di finire fuori a sua volta - è stato messo sulla linea laterale a far compagnia ai guardalinee, i quali col Var non sbandierano più e hanno tempo libero. Il giovane turco è partito fuori anche nella disfatta di Coppa Italia contro l’Empoli. Poi quando è entrato più accentrato - ha fatto un paio di numeri da stropicciarsi gli occhi.
Juventus, prime conferme: Motta fino al termine della stagione, poi un nome clamoroso
Sette gol subiti nei match contro Atalanta e Fiorentina, per la Juve è un momento da incubo, l’ennesimo di ...Che alla fine, ai tifosi, sono serviti per piangere dalla disperazione. Contro le riserve dell’Empoli oltre agli schemi è mancata la grinta. Si dice “serve personalità” e uno si domanda: chine aveva in rosa? Danilo, il capitano; lo è stato del Brasile; nel Real Madrid ha vinto due Champions. Motta gli ha preferito Savona, giovane di buona prospettiva che però l’anno scorso era in C. Danilo è stato mandato via gratis. Giocava in C pure Mbangula: non è Garrincha ma con Conceicao - questa sì, operazione riuscita di Giuntoli, se riuscirà a comprarlo - è l’unico che salta l’uomo, e infatti dopo che l’ha fatto e segnato qualche gol Motta l’ha messo a riposo. Al suo posto a volte ha giocato Koopmeiners, cugino bislaterale del bestione dell’Atalanta. Con Gasp i ruoli erano comprensibili e Motta un altro po’ e lo mette perfino difensore. C’è dell’altro nell’abisso-Juve: Weah, attaccante esterno, è finito terzino; Vlahovic non è Batistuta (per tornare sul luogo dell’ultimo misfatto) ma neanche Egidio Calloni, e però dopo l’arrivo di Kolo Muani non ha più visto il campo.
Ah, scusate: 40 milioni per Nico Gonzalez? Douglas Luiz l’ha visto solo il parrucchiere. Motta andava esonerato dopo l’Empoli, figuriamoci dopo averne presi 7 in due partite, quinto, scavalcato dal Bologna. Così la Champions è una chimera: serve un allenatore di personalità e che sappia cos’è la Juve. Ci sarebbe subito Tudor. Forse Pioli. Alla Roma un romanista “normalizzatore” ha riportato a galla il Titanic. Nella società-Juve, dove non c’è gente di calcio ma manager (va data fiducia a Chiellini) dovrebbero sapere che se non arrivi quarto il bilancio va in malora per due anni: un centinaio di milioni in meno più la svalutazione dei calciatori. Giuntoli dice «avanti così». Motta dopo l’Empoli si vergognava. Solo parole. Il bisnonno di Motta è di Polesella, in provincia di Rovigo. In Veneto si dice che co le ciàcoe no se impasta frìtole. Con le chiacchiere non si impastano le frittelle. Carnevale è passato. E non si vede la Pasqua di Resurrezione.




