La guerra in Iran ha travolto anche lo sport, in questo caso il tennis. È il caso di Daniil Medvedev che, dopo aver vinto il torneo di Dubai, si è ritrovato intrappolato negli Emirati e costretto a inventarsi un viaggio rocambolesco per raggiungere il Masters 1000 di Indian Wells. Risultato: quasi due giorni di spostamenti, deviazioni, controlli e improvvisazioni. Altro che jet privati e comfort da star del circuito.
Il motivo? La chiusura di parte dello spazio aereo nella regione mediorientale, che ha bloccato diversi voli e lasciato a terra giocatori, staff e giornalisti. E così il russo, ex numero uno del mondo, ha dovuto arrangiarsi. Così per l’atleta è iniziata una piccola avventura. Medvedev ha raccontato tutto con il suo solito tono ironico: "Sembrava un film di Hollywood. Abbiamo guidato per sette ore fino all'Oman".
Un viaggio lunghissimo, ma il meglio – o il peggio – doveva ancora arrivare. "Lì abbiamo attraversato il confine e siamo dovuti tornare indietro, perché l'autista non riusciva a trovare il passaporto". Insomma, una scena perfetta per una sceneggiatura: frontiera, attesa e un documento sparito nel momento meno opportuno. Alla fine il passaporto è ricomparso e la comitiva ha potuto fermarsi per la notte.
"Quando siamo tornati indietro lui ha ritrovato il passaporto e abbiamo trascorso la notte lì, per poi prendere il volo per Istanbul il giorno dopo". Da lì il viaggio è proseguito verso la California. Durante la traversata, il russo non è rimasto da solo. In Turchia ha ritrovato altri colleghi del circuito come Karen Khachanov e Andrey Rublev. Tutti insieme verso gli Stati Uniti, con un occhio costante ai radar dei voli.
"Abbiamo consultato molto Flight Radar per capire da dove decollavano gli aerei. In aereo abbiamo giocato a carte". Una piccola tregua dopo il caos. Ora però c’è il campo. "Sabato sarà difficile, sono stanco, ma se superi il primo turno e giochi lunedì dovrei essere al cento per cento". Dopo un viaggio così, arrivare in campo quasi riposati sarebbe già un piccolo miracolo.




