Vincenzo Santopadre osserva il tennis con il tono misurato di chi conosce bene il valore dei dettagli e il peso dei passaggi mentali che spesso decidono una partita prima ancora del campo. L’ex tennista romano, oggi allenatore di Lorenzo Sonego e già guida tecnica di Matteo Berrettini, ha raccontato a Fanpage la sua lettura del momento attraversato dal circuito maschile, partendo dal successo di Jannik Sinner a Indian Wells e arrivando alla caduta di Carlos Alcaraz contro Daniil Medvedev, episodio che secondo lui ha inciso indirettamente anche sulla finale.
Prima di affrontare il tema del numero uno azzurro, Santopadre ha fatto il punto sulle condizioni di Sonego, ancora frenato da un fastidio al polso che impone prudenza nel lavoro quotidiano: "Non stiamo lavorando in modo troppo duro perché Lorenzo è un po' acciaccato al polso — ha detto — Si allena ma ancora non a pieno regime. Quindi, anche in termini di quantità, non possiamo ancora lavorare duramente. Comunque stiamo andando avanti per la nostra strada”.
La pausa forzata pesa soprattutto sul morale di un giocatore abituato a vivere la competizione come motore quotidiano: "Sì, è dura perché comunque lui è un agonista — ha aggiunto — È uno che ama lottare, gli piace stare nella competizione e quindi sicuramente questa cosa, che è una cosa strapositiva secondo me, va presa nel modo giusto e bisogna stare tranquilli". Il tecnico sottolinea quanto sia delicato evitare accelerazioni premature: "No, assolutamente. Ecco, quando uno smania deve stare sotto controllo e fare attenzione a non forzare i tempi”.
Sul torneo californiano, Santopadre individua nella gestione delle sconfitte uno dei grandi punti di forza di Sinner: "Secondo me è stato bravissimo — ha commentato — Ma non ci sorprende, no? Perché la sua qualità è sempre stata quella di far tesoro delle sconfitte". Una capacità che, secondo lui, si è vista anche nell’approccio alla finale, affrontata con lucidità e aggressività fin dai primi game.
Nella sua analisi entra anche il peso del risultato inatteso della semifinale persa da Alcaraz: "Mi è venuta da pensare una cosa durante la partita, vedendo anche come lui l'ha approcciata, quanto era pronto e intenso, e come l'abbia preparata bene — ha proseguito — ovvero il fatto che debba essere quasi grato e riconoscente per sconfitta di Alcaraz". Non un vantaggio tecnico, ma mentale: "Jannik è andato giù pesante, è andato giù determinato, secondo me proprio perché aveva visto anche quello che era successo ad Alcaraz”.
Per Santopadre questa è ormai una costante nel percorso dell’azzurro: "Lui trae giovamento dalla sconfitta e questo è ormai un dato ricorrente. Per cui la cosa da fare è non allarmarsi quando perde. Non dico che bisogna essere contenti per lui quando perde, ma dopo devono stare attenti gli avversari”. Dal punto di vista tecnico non vede cambiamenti radicali, ma conferme precise: "Quello che di certo fa, e che fa sempre bene e sicuramente gli tornerà utile anche sulla terra, è il servizio". E ancora: "Anche in risposta mi è piaciuto, perché comunque aveva un’aggressività importante”.
Il lavoro del team, secondo Santopadre, resta un altro elemento decisivo: "Secondo me sì. Perché poi lui lo ribadisce sempre. Io poi lo seguo quando parla: è molto grato al suo team". Un riconoscimento che per un allenatore ha un significato preciso: "Quando un ragazzo gratifica la squadra vuol dire che anche loro effettivamente stanno facendo un buon lavoro”.
Tra i segnali che più lo hanno colpito c’è anche la sensibilità mostrata da Sinner dopo il successo, con il pensiero rivolto a Andrea Kimi Antonelli: "Belli, sì. Nel senso che poi, purtroppo tante volte nelle premiazioni è diventato quasi un rito". Ma quella dedica, secondo Santopadre, nasce da una consapevolezza profonda: "Sa vedere la fatica che fanno anche gli altri e sa che per arrivare a quel livello bisogna aver pedalato tanto”. Infine la riflessione su Medvedev e sul peso mentale del tennis moderno: "Allora ti dico: mi ha stupito perché ormai da un lato sembrava imbattibile". Poi il riconoscimento al russo: "Tanto merito a Daniil, che secondo me ha fatto uno step avanti". E sul lavoro dell’allenatore conclude: "Si è parecchio psicologi. Perché devi capire bene chi hai davanti”.