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Dottor Tonali e Mister Kean riaccendono la fiamma azzurra

di Claudio Savellivenerdì 27 marzo 2026
Dottor Tonali e Mister Kean riaccendono la fiamma azzurra

3' di lettura

Dopo 25’ la magia dello stadio di Bergamo si era spenta. Sono stati Kean e Tonali a riaccenderla, giocando con l’intensità internazionale che, in serie A, non vediamo più. Come luci che si accendono nella penombra, come scosse di elettricità di un encefalogramma che tende sempre ad appiattirsi. Se vogliamo stare nel calcio internazionale abbiamo bisogno di giocatori dallo spirito e dallo stile internazionale. Ne abbiamo due. Dobbiamo farceli bastare.
Quei primi venticinque minuti di non-gioco rinfrescano la memoria dei tifosi: ah ma...

l’Italia è questa? Nei giorni precedenti la partita si è fatto appello all’emotività, allo spirito, all’impegno morale verso i bambini che non hanno mai visto l’Italia a un Mondiale, e sapete perché? Perché manca molto del resto. Le idee di gioco, la qualità, la complessità tattica che Mancini era riuscito a dare alla versione che vinse l’Europeo e che Spalletti provò a dare, scontrandosi però con la ritrosia del gruppo che preferiva far riposare il cervello nei giorni di lavoro a Coverciano.

Il problema è che avremmo dannato bisogno di un’identità sofisticata per sopperire al vuoto tecnico ed emotivo, ma Gattuso ha deciso che per i playoff non c’era tempo. E ci sta, ma il prezzo che dobbiamo pagare è la sofferenza e la scommessa era che questo gruppo fosse disposto a pagarlo. Per ora, per fortuna, la risposta è sì. Martedì ne avremo conferma.

Intanto sono chiare le cose da fare. La prima è scrollarsi di dosso tutta questa paura di vincere. L’Italia è diventata una squadra pessimista, quindi ansiosa. Teme il brutto perché il pensiero del bello non è abbastanza forte. Non è una questione di trauma delle partecipazioni mancate in precedenza dato che la maggior parte dei componenti del gruppo non faceva parte delle rose di Ventura e di Mancini e non sente, quindi, quei fallimenti addosso. Quei pochi che erano titolari con quest’ultimo contro la Macedonia sono, appunto, pochi. È che manca personalità di spicco a questo gruppo. Nessuno è un leader indiscusso nella squadra in cui gioca.

Il capitano, Donnarumma, è praticamente l’ultimo arrivato nel Manchester City, e dal Psg è stato mandato via proprio perché non veniva riconosciuto come leader. In più è un portiere, geograficamente lontano dal cuore del gioco. Ci sono Mancini, Barella e Locatelli che sono capitani o vice delle nostre grandi, ma hanno caratteri particolari e perdono troppo facilmente la pazienza. A Calafiori e Dimarco non è richiesto un ruolo di leadership assoluta nei club. Gli altri hanno caratteri schivi, silenziosi, di contorno, che tendono ad appiattirsi con l’andare della partita.

A parte due. Il primo è Kean che riesce a mettere in campo l’intensità più vicina allo stampo internazionale che, purtroppo, non ci appartiene. È infatti sua la sgasata che poi produce i due minuti di impennata che portano Tonali al gol e sarà lui a siglare il raddoppio su assist di... Tonali.

E poi c’è Sandro, appunto, che è l’unico ad avere una predisposizione alla lotta forgiata dalla Premier League, ed il solo a crescere puntualmente di livello nei finali di partita, mentre gli altri calano. È vero che dobbiamo farci bastare poco per questi playoff, ma non esageriamo. Sistemiamo ciò che si può sistemare. Bastoni al centro di una difesa a tre contro squadre che sparano palloni in aria viene esposto a criticità. Locatelli schiacciato sulla difesa in regia fatica, tant’è che Spalletti nella Juventus lo ha avanzato di venti metri. Politano a destra è prevedibile e spesso soffre la fisicità degli avversari. E Retegui non è in condizione, lo ha dimostrato ben prima della grande occasione fallita a inizio secondo tempo.