"Anche basta adesso, caro Christian". È da questa frase, circolata in Danimarca nelle ultime ore, che si riaccende il dibattito attorno al futuro di Christian Eriksen dopo il secondo episodio di aritmia cardiaca che lo ha colpito durante un’amichevole contro l’Ucraina a Odense. Un nuovo momento di grande paura, a cinque anni dal drammatico malore agli Europei, evitato solo grazie all’intervento immediato del defibrillatore sottocutaneo già impiantato al centrocampista ex Inter dopo il primo arresto. Questa volta l’esito è stato meno grave, ma lo spavento resta enorme e inevitabilmente riporta la vicenda al centro dell’attenzione internazionale.
A far discutere, in particolare in Danimarca, sono le reazioni che chiedono al giocatore di fermarsi. Tra queste spicca quella dell’ex nazionale Thomas Gravesen, che ha usato parole molto dure per commentare la situazione del connazionale. “Questo non ha più nulla a che fare con una carriera, si tratta della vita — ha detto — È la vita di Christian Eriksen. Ho visto sua moglie correre di nuovo in campo. In che situazione la sta mettendo? Bisogna pensare un po' più in là del proprio naso. Il calcio è completamente irrilevante quando succede qualcosa del genere”.
Euro 2024, tra Slovenia e Danimarca è 1-1. L'emozionante gol di Eriksen tre anni dopo l'infarto
È finita 1-1 la sfida tra Slovenia e Danimarca, match valido per la prima giornata del Gruppo C di Euro 2024. Dan...L’ex centrocampista, oggi opinionista televisivo, ha poi allargato il ragionamento alla famiglia del giocatore, ricordando come la moglie Sabrina Kvist Jensen abbia vissuto da vicino entrambi gli episodi, insieme ai due figli della coppia. Un elemento che, secondo lui, rende ancora più delicata la situazione. Sempre secondo Gravesen, non dovrebbe essere soltanto Eriksen a decidere del proprio futuro sportivo, ma la scelta dovrebbe essere condivisa o addirittura indirizzata da chi lo circonda, vista la gravità dei rischi. Il centrocampista, oggi al Wolfsburg, è ora costretto a fermarsi per accertamenti e riposo, mentre in patria il dibattito resta aperto tra chi lo invita a continuare e chi, come Gravesen, ritiene che il calcio debba passare in secondo piano di fronte alla salute.




