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Mondiali 2026, Giappone spietato: la mina vagante fa paura alle big

di Carlo Galatilunedì 22 giugno 2026
Mondiali 2026, Giappone spietato: la mina vagante fa paura alle big

2' di lettura

Non è più soltanto Holly e Benji, e forse non lo è da un pezzo. Quel Giappone che nei cartoni animati inseguiva il sogno impossibile di alzare la Coppa del Mondo oggi è diventato una realtà meno romantica e molto più concreta. Non ancora favorita, ma abbastanza matura da costringere tutti a guardarla con occhi diversi. Dopo il 2-2 dell’esordio contro l’Olanda, già pesante per contenuto tecnico e personalità, la squadra di Hajime Moriyasu ha travolto la Tunisia 4-0 nel millesimo match della storia dei Mondiali. Non una vittoria episodica, ma una dimostrazione di forza: Kamada ha aperto dopo quattro minuti, Ueda l’ha indirizzata prima dell’intervallo, Junya Ito l’ha chiusa nella ripresa e ancora Ueda, con la doppietta personale, ha trasformato il successo in storia. Mai una nazionale asiatica aveva segnato quattro gol in una partita della Coppa del Mondo.

La Tunisia, già ferita dal 5-1 contro la Svezia e scossa dal cambio in panchina con l’arrivo di Hervé Renard, non è praticamente esistita ma ridurre tutto alla fragilità dell’avversario sarebbe ingeneroso. Il Giappone oggi è una squadra organizzata, intensa, pulita nelle uscite, feroce quando accelera e soprattutto riconoscibile. E qui entra il grande lavoro di Moriyasu, che negli anni ha costruito non soltanto un sistema di gioco, ma una vera identità. Il suo Giappone sa pressare, sa aspettare, sa ripartire e sa anche comandare la partita. Non vive più di entusiasmo odi episodi: ha una grammatica, una struttura, un’idea di calcio forte. È il frutto di un movimento che vede il Mondiale non come un premio, ma come una tappa di un percorso.

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Moriyasu ha avuto il merito di trasformare talento e disciplina in ambizione. Forse non è ancora il momento di Holly e Benji, forse la Coppa resta un’immagine lontana, ma il Giappone è già uscito dalla suggestione: è una nazionale adulta, moderna, pericolosa. Nella notte tra giovedì e venerdì, con la Svezia basterà un punto per avere la certezza di conquistare i sedicesimi. E poi c’è il resto, che non è folclore ma identità. Finita la partita, i tifosi giapponesi restano sugli spalti a raccogliere rifiuti. I giocatori e lo staff lasciano lo spogliatoio in ordine, sedie sistemate e asciugamani piegati. Il Giappone oggi segna, vince e convince ricordando al mondo del calcio che oltre il blasone c’è un territorio abitato da chi il calcio lo ha sognato e adesso lo ha fatto proprio. La sorpresa di questo Mondiale potrebbero essere loro.

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