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Maldini vuota il sacco: "Cosa è successo davvero con la Nazionale, Malagò, Guardiola e Pirlo"

domenica 9 agosto 2026
 Maldini vuota il sacco: "Cosa è successo davvero con la Nazionale, Malagò, Guardiola e Pirlo"

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Paolo Maldini ha raccontato al Corriere della Sera i motivi che lo hanno portato a lasciare l’incarico di direttore tecnico della Nazionale, prima ancora dell’inizio ufficiale del contratto. "I patti sono stati rivisti; di conseguenza l’unica cosa da fare era dimettersi. Anzi, rinunciare a firmare il contratto di quattro anni che doveva partire dal primo agosto".

Il progetto, nato da una proposta di Giovanni Malagò e sviluppato insieme a Leonardo, puntava a una rifondazione del calcio italiano nell’arco di 8-10 anni, con piena autonomia nella scelta del commissario tecnico. Tra i candidati iniziali c’erano Andrea Pirlo, Daniele De Rossi e Fabio Grosso. Dopo il colloquio con Carlo Ancelotti, Maldini e Leonardo hanno incontrato Pep Guardiola a Barcellona. "Siamo andati a trovarlo a Barcellona, abbiamo parlato per un’intera giornata. Era molto tentato. È andato molto vicino ad accettare. Si era messo anche a scrivere formazioni sui fogli… Pep ci ha detto chiaramente: datemi un euro in meno di quello che prendeva l’ultimo ct, e io sono a posto". Guardiola ha però rinunciato per la stanchezza accumulata.

La scelta era quindi caduta su Pirlo, ma le polemiche sulle sponsorizzazioni e sui figli dei due dirigenti, secondo Maldini, furono solo un "pretesto". La rottura è arrivata quando Malagò ha modificato le competenze: "Ha telefonato a me e a Leonardo per dire: “Secondo me Pirlo non si può più prendere. Da oggi l’allenatore lo decido io. Da oggi cambiano le regole: io decido il ct e voi avallate”".

Maldini puntava su un progetto più ampio: "Volevamo un ct muovo, giovane", investimenti nelle strutture, formazione tecnica e un "Patto per le Nazionali". Ora il nuovo ct sarà Claudio Ranieri: "Avere una figura come Ranieri è un plus, qualcosa di eccezionale". Resta però il rimpianto: "fare qualcosa per le prossime generazioni, per costruire un’Italia competitiva". E conclude: "È un peccato. Un vero peccato".