Le Malvinas riaprono lo scontro, in Inghilterra c'è chi chiede di cacciare gli argentini dalla Premier. La causa è la semifinale mondiale tra Argentina e Inghilterra, che continua a far discutere ben oltre il campo. Al centro delle polemiche c'è lo striscione esposto dai giocatori dell'Albiceleste dopo la vittoria, con la rivendicazione della sovranità argentina sulle Isole Falkland, indicate con il nome di Malvinas. Un gesto che ha scatenato una bufera nel Regno Unito e ora potrebbe avere ripercussioni anche sui calciatori che militano in Premier League.
Se sul fronte sportivo la Fifa potrebbe aprire un'indagine per la violazione del divieto di esporre messaggi politici durante le competizioni internazionali, in Inghilterra qualcuno spinge per misure ancora più drastiche. L'ipotesi rilanciata da alcune personalità vicine all'ambiente conservatore è quella di revocare il visto di lavoro ai nazionali argentini impegnati nel campionato inglese. Tra le voci più dure c'è quella di Nile Gardiner, analista di politica estera ed ex collaboratore di Margaret Thatcher, che su X ha scritto: "Ogni giocatore argentino nella Premier League inglese che ha preso parte a questa vergognosa manifestazione anti-britannica dovrebbe essere privato del proprio visto di lavoro nel Regno Unito — le sue parole — Non dovrebbe esserci alcuna tolleranza per questo". Sulla stessa linea anche Jon Craig, capo corrispondente politico di Sky News, che ha invocato “provvedimenti severi”.
Attualmente sono sei i campioni del mondo argentini sotto contratto con club di Premier League: Emiliano Martinez (Aston Villa), Lisandro Martinez (Manchester United), Cristian Romero e Marcos Senesi (Tottenham), Alexis Mac Allister (Liverpool) ed Enzo Fernandez (Chelsea). L'eventuale revoca del permesso di lavoro appare, allo stato attuale, uno scenario remoto, ma il clima attorno ai giocatori rischia di diventare particolarmente pesante al ritorno in Inghilterra. Sulla vicenda è intervenuto anche il ministro britannico Peter Kyle, che ha chiesto l'intervento della Fifa: "La politica deve stare separata dal calcio. Uno dei principi cardine della Coppa del Mondo è proprio la separazione tra politica e calcio. Mi aspetto che la FIFA conduca un'indagine approfondita".
Il caso è arrivato fino a Downing Street. Un portavoce del premier Keir Starmer ha ribadito la posizione del governo britannico: "La Coppa del Mondo potrebbe non essere nostra, ma le Isole Falkland lo sono sicuramente. Il nostro impegno nei confronti delle Falkland non vacillerà mai". Una polemica che, dal terreno di gioco, si è ormai spostata sul piano diplomatico.