"Ho appreso di non essere più candidato". Ora che la panchina azzurra gli è scivolata dalle mani, Andrea Pirlo rompe il silenzio e affida ai social la sua difesa. Lo fa dopo le polemiche esplose attorno al rapporto professionale con Fonbet, società russa di scommesse di cui è global ambassador, proprio mentre il suo nome sembrava in pole position come candidato alla panchina della Nazionale. Un intervento che – si legge su Repubblica - punta a respingere ogni accusa di vicinanza politica a Mosca, ma che non basta a spegnere le tensioni.
Scrive l'ex campione del mondo: “Provo una grande amarezza. La collaborazione professionale oggetto delle recenti polemiche nasce nell'ambito della mia esperienza lavorativa negli Emirati Arabi Uniti ed è esclusivamente di natura commerciale e sportiva. Attribuire a questa collaborazione un significato politico significa assegnarmi convinzioni che non ho mai espresso e che non mi appartengono. Mi dispiace che una decisione di carattere sportivo sia stata trascinata così rapidamente in un dibattito pubblico che ha finito per attribuirmi significati e intenzioni che non sono i miei”.
Nel messaggio pubblicato sui social, Pirlo ringrazia il direttore tecnico Paolo Maldini e il consulente Leonardo per la fiducia ricevuta. Un dettaglio, però, non è passato inosservato: manca qualsiasi riferimento al presidente della Figc, Giovanni Malagò, proprio mentre il numero uno federale sta valutando gli sviluppi della vicenda.
Il nodo resta il contratto con Fonbet e la partecipazione dell'ex-regista azzurro a un evento promozionale organizzato a Mosca. Un torneo di pallavolo paralimpico dove a vincere è stata una rappresentativa della cosiddetta “Repubblica Popolare di Donetsk”, entità insediata nei territori ucraini occupati dalla Russia. Una vicenda che ha provocato forti reazioni politiche e istituzionali, alimentando dubbi sull'opportunità di affidargli la guida della Nazionale in questa fase.
La Figc, secondo quanto riferito da Reuters, sta valutando il dossier senza aver ancora preso una decisione definitiva. Così, mentre Pirlo prova a separare il piano professionale da quello politico, il suo sfogo non basta a chiudere il caso. La partita per la panchina azzurra resta apertissima e il futuro dell'ex centrocampista dipenderà anche da come la Federazione giudicherà una vicenda ormai diventata ben più di una semplice questione calcistica.




