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Roberto Mancini, ct a nervi tesi: come vuole scoprire chi è da Nazionale

di Claudio Savellilunedì 28 settembre 2026
Roberto Mancini, ct a nervi tesi: come vuole scoprire chi è da Nazionale

3' di lettura

Di solito le vie di mezzo nel calcio non portano a nulla, ma l’Italia ha bisogno di trovare una misura tra il cambiare tutto e non il cambiare niente. Tocca a Roberto Mancini mantenere l’equilibrio, evitando di farsi condizionare troppo da quanto visto contro il Belgio e da quanto dicono i sessanta milioni di “colleghi”. E in effetti questo sembra l’atteggiamento del ct per la sfida alla Turchia in quel di Bursa (alle 20.45, diretta Rai Uno), sia per quanto riguarda il 4-3-3 («Non cambieremo il sistema di gioco»), sia in generale sulle critiche: «Non mi toccano. Abbiamo giocato una sola partita. C’è troppa agitazione, dobbiamo rimanere tranquilli».

La Turchia che peraltro porta bene, essendo la nazionale contro cui l’Italia ha disputato più sfide senza mai perdere (nove vittorie e quattro pareggi), è l’avversario più abbordabile del girone e l’unico alla portata degli azzurri, ma è anche l’impegno più importante. Da un lato è occasione per operare un largo turnover, dall’altro è la partita nella quale dovresti schierare la formazione più forte possibile, anche per trovare velocemente un undici ideale. Tra l’altro l’obiettivo di questa Nations League non è vincere il girone, ma evitare il quarto posto che può portare alla retrocessione, complicandosi la vita in partenza nelle qualificazioni ai prossimi Europei. Quindi con la Turchia è uno scontro diretto per la salvezza.

TANTI CAMBI

Tra il turnover profondo e la necessità di schierare la formazione più forte, Mancini propende per il primo, anche per il poco tempo a disposizione per recuperare da venerdì a lunedì: «Ci saranno diversi cambi, sarà un’occasione per provare nuovi giocatori». Il turnover era già intuibile nella nota pubblicata nella mattinata di ieri che anticipava la scelta di lasciare a Coverciano dieci azzurri, per «non sottoporre tutta la rosa ad un faticoso trasferimento in Turchia». Ben tre erano titolari allo stadio Olimpico: Barella, Mancini e Coppola, e se il vice-capitano ha bisogno di riposo, avendole giocate tutte anche con l’Inter, la coppia di centrali di difesa può serenamente essere catalogata come un esperimento fallito.

Trasferta evitata anche a Maldini e Zoma che erano entrati nel finale contro il Belgio, quindi non avranno continuità di impiego, mentre Ahanor, Inacio, Kouadio, Ricci e il quarto portiere Pessina sembrano semplicemente indietro nelle gerarchie.

Nel confermato 4-3-3, torna Bastoni in difesa al fianco di Scalvini, Kayode a destra per un Di Lorenzo da tempo non all’altezza, Calafiori in ballottaggio con Ruggeri a sinistra. Davanti dipenderà dalle condizioni di Kean ed Esposito, ma salgono le quotazioni di Raspadori e Scamacca. In mezzo, Doumbia e Frattesi candidati alle mezzali con Tonali che potrebbe scalare in regia (ma è stato provato anche Mandragora) al posto di Romano che Mancini difende a parole: «Tutti sbagliano. Ha fatto una grande partita». Il ct accetta le critiche e i fischi, ma non è d’accordo con chi sostiene serva una scintilla, quindi nemmeno con Tonali che, tra le altre cose, si assume la responsabilità della pessima prestazione contro il Belgio chiedendo di più «a se stesso e ai leader di questa squadra». «Scintilla? No, abbiamo bisogno di tempo per lavorare e mettere insieme una squadra competitiva. Niente altro», puntualizza Mancini. E allora è il caso di rispolverare un vecchio adagio del calcio: per vincere serve tempo, ma per guadagnare tempo serve vincere.