"Ho visto i più giovani piangere per i comportamenti di Ibra". Andrea Conti riapre una finestra sui suoi anni al Milan e racconta il lato più duro di Zlatan Ibrahimovic, capace di imporre standard altissimi anche attraverso modi che potevano mettere in difficoltà i ragazzi aggregati alla prima squadra. L’ex difensore rossonero, in un’intervista al Corriere della Sera, ha ripercorso la stagione dello scudetto e il lungo calvario che lo ha portato a lasciare il calcio a soli trent’anni.
L’arrivo dello svedese, secondo Conti, aveva cambiato gli equilibri nello spogliatoio. "Con lui eri costretto ad alzare il livello — ha spiegato — ma non tutti reggevano la pressione. Mi è capitato di vedere ragazzi della Primavera piangere quando erano aggregati con la prima squadra per certi suoi comportamenti". Un ritratto che, precisa l’ex terzino, non esauriva la personalità di Ibrahimovic: "Fuori dal campo, invece, cambiava. Era scherzoso e simpatico”. Nel racconto di Conti c’è anche il ricordo di un Milan diverso, costruito attorno al lavoro dell’allenatore Stefano Pioli e alla guida di Paolo Maldini: "Il mister era stato bravo a creare un grande gruppo. La presenza di Maldini era fondamentale", ha detto, indicando nell’ambiente uno degli elementi decisivi per la conquista del titolo.
La sua esperienza rossonera, però, è stata segnata soprattutto dagli infortuni. Dopo il passaggio dall’Atalanta al Milan e la convocazione in Nazionale, Conti ha subito due lesioni al crociato. La prima operazione, ha raccontato, non andò come avrebbe dovuto e il secondo stop arrivò dopo appena sei mesi dal rientro. "Mi dicevano che ero fragile", ha ricordato, parlando anche degli insulti ricevuti sui social e della sofferenza della famiglia. Dopo altre stagioni tra recuperi, problemi fisici e panchine, Conti ha scelto di smettere. Oggi segue i giovani in una società bergamasca e guarda al passato con maggiore serenità: "Ho fatto pace con me stesso".




