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Ong, ammiraglio Carlone: "Ecco quando non devono intervenire"

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"Quando una unità delle Ong porta a termine un soccorso, se non ce ne sono altre, in caso di necessità può fare altri interventi, ma se ci sono mezzi dello Stato tutto rientra sotto la nostra giurisdizione": lo ha detto il comandante generale della Guardia costiera, ammiraglio ispettore capo Nicola Carlone, nel corso di una audizione davanti alla commissione Trasporti della Camera. L'ammiraglio ha osservato anche che, dopo l’approvazione del decreto sulle navi Ong, "ci sono stati 12 sbarchi di migranti e solo in due casi abbiamo dovuto applicare sanzioni: la prima volta per ragioni amministrative, la seconda perché nella nostra attività di coordinamento avevamo chiesto di rientrare in porto, dal momento che la nave era autorizzata a imbarcare 60 persone, ne stava caricando di più e noi eravamo nell’area".  

Il comandante, poi, ha dato una spiegazione anche in merito alla distinzione tra "law enforcement", cioè interventi di polizia, e "sar", cioè ricerca e soccorso: "Il concetto è stato introdotto nel 2003, ma non ha influito sulla consistenza dei flussi nei vari anni. Se una unità è in grado di navigare senza problemi, magari scatta una operazione di polizia che poi si trasforma in intervento di soccorso, o anche il contrario". 

Carlone ha parlato anche della necessità di un rafforzamento dell'organico: "Il nostro organico, complessivamente composto da 11mila militari, ha una consistenza effettiva di circa 10.200 unità a causa di un gap di reclutamento legato all'emergenza Covid. Avvertiamo l'esigenza sempre più impellente di un rafforzamento degli organici per far fronte alla nostra missione: ottimali sarebbero 14mila unità, possibilmente 12mila".

 

 

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