Gerusalemme, 15 mag. (askanews) - All'indomani del bagno di sangue nella Striscia di Gaza, ad eccezione degli Stati Uniti, condanne quasi unanimi sono "piovute" nei confronti di Israele, dopo che le sue forze hanno ucciso almeno 60 palestinesi nel corso delle proteste coincise con l'apertura dell'ambasciata americana a Gerusalemme. Molti Paesi tra i quali Gran Bretagna, Francia e Russia avevano già criticato la decisione di Washington di trasferire la sede diplomatica, mentre 128 nazioni hanno appoggiato la risoluzione Onu che condanna il riconoscimento di Gerusalemme come capitale dello stato ebraico da parte degli Stati Uniti. La Turchia ha ritirato l'ambasciatore, mentre la Casa Bianca ha invece difeso il suo alleato, attribuendo ad Hamas le violenze e bloccando una risoluzione delle Nazioni Unite che chiedeva un'inchiesta internazionale. "Ogni palestinese che manifesta a Gaza, che rappresenti o meno una minaccia imminente, può essere ucciso dalle forze israeliane", ha commentato amaramente invece il portavoce dell'Alto Commissario ONU per i Diritti umani. Resta altissima la tensione in Medio Oriente nella giornata della celebrazione della Nakba, la catastrofe, come i palestinesi definiscono il giorno dell'esodo nel 1948. Gli Stati Uniti hanno rafforzato le misure di sicurezza nelle ambasciate in Medio Oriente.



